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Crescita: un atto di coraggio

Ogni movimento di crescita porta con sé la capacità di andare oltre. La crescita richiede la capacità di luttare quanto acquisito precedentemente con molta fatica, di superare quel senso di angoscia per la perdita,

alleggersi e ripartire.


Crescita, coraggio, lutto, perdita, rinuncia.


La crescita: atto di coraggio e di sostegno

Sono tanti gli esempi di crescita che possono riscontrarsi quotidianamente. In questo post verrà riportato quello che è il primo atto di coraggio nell'affrontare una perdita e poter crescere. Un atto che risale agli albori della vita.


All'inizio della vita


Nel periodo successivo alla sua nascita, il bambino si ritrova immerso nell'atmosfera materna, un’atmosfera che pervade la relazione tra madre e figlio e che ha lo scopo di fare proseguire, ancora per poco, la vita intrauterina.


L'atmosfera materna

Attraverso quest'atmosfera accogliente e protettiva, altamente gratificante per entrambi, il bambino viene protetto dagli innumerevoli stimoli provenienti dall'ambiente interno ed esterno. Inoltre, questa modalità relazionale atavica è necessaria per attenuare la perdita che la nascita porta con sé: il neonato ha appena perso la condizione privilegiata all'interno dell'utero; ovvero la gratificazione immediata di qualunque bisogno.


La prima perdita


Anche se questa atmosfera è affascinante e gratificante, per crescere, il bambino deve rinunciarci. Attraverso un atto di coraggio, spinto dalla crescita, il bambino volge lo sguardo altrove, al padre e all'ambiente esterno alla diade con la madre. Accettando di perdere quell'atmosfera materna, luttandola e vincendo l'angoscia della separazione, il bambino inizia il suo percorso verso l'autonomia, portando con sé, nel cuore, quei momenti che sono la base della sua vita.


Il figlio prende l'iniziativa


Anche se l'iniziativa è presa dal figlio, però, è necessario che la madre lo accompagni in avanti. Pertanto, è anche lei che fa un lutto, nonostante tutto quello a cui è stata sottoposta per la gravidanza: modificazioni del corpo; arresto o rallentamento di una carriera; reazioni fisiologiche dolorose; ecc... È una madre che mantiene il sorriso mentre il proprio figlio si allontana da lei, nonostante il dolore, per, poi, successivamente, riabbracciarlo nel momento del ritorno, funzionale a ripartire


La rinuncia


L'autore di queste dinamiche emerse alle origini della vita, Racamier, affermava che solo quando il bambino rinuncia al possesso totale della madre la scopre come differente da sé e, nel contempo, scopre anche se stesso.


Cosa succede se...


Non sempre, però, la madre lo accompagna. Talvolta, può capitare che ella non sia pronta a lasciarlo. Perciò, vedendo come minaccioso tutto quello che può portarlo via, come la relazione con il padre e con gli altri, ella fa terra bruciata intorno al figlio e lo incastra nella propria gabbia. Oppure, dopo un primo movimento di svincolo del figlio, prova rancore e lo accusa di tradimento.


Figlio come oggetto


Il bambino diviene, quindi, vittima permanente di un godimento cannibalico e perverso, quello di una madre che lo considera un proprio prodotto e attraverso cui sentirsi completa. Il figlio viene, quindi, oggettivizzato; diventa un oggetto mai amato, mai visto, mai riconosciuto; una marionetta che cade preda proprio di chi dovrebbe sostenerlo nella crescita.


Il ruolo del padre


Anche se questa prima esperienza relazionale è una questione che riguarda la diade madre-figlio/a, il ruolo del padre è necessario e svolge numerose funzioni affinché non tutto ricada sulla madre; soffermiamoci su tre: 1) protegge la relazione affinché essa avvenga in uno spazio sereno; 2) media la relazione madre-bambino supportandoli; 3) si sostituisce alla madre quando necessario.


Bibliografia


RACAMIER P.C. (1992), Il genio delle origini. Milano: Raffaello Cortina, 1993.


RACAMIER P.C. (1995), Incesto e incestuale. Milano: Franco Angeli, 2003.








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