top of page

"Io sono buono e l'altro è cattivo: è sempre così?"


Talvolta, parlando sugli altri, si esprimono opinioni forti, ataviche e/o sprezzanti. Tuttavia, però, spesso si ignora che, parlando dell'altro, si parli di sé e di tutte quelle caratteristiche personali che non vengono ben accettate dal proprio ego. Parti non desiderati dal proprio ideale di persona e che, perciò, si preferisce non vedere. Come se, vederli negli altri, e non in sé stessi, fornisca l'illusoria sensazione che il cattivo sia fuori e il buono sia dentro. Questo stesso discorso può anche estendersi ai gruppi.


Peccato, però, che in questo modo, quelle parti cattive di sé, o del gruppo, non possano mai essere integrati e utilizzati per fini costruttivi.

Questo disconoscimento, anche se può apparire comodo, è molto deleterio perché porta a instaurare relazioni caratterizzate dal bisogno di trovare un "altro" in cui depositare le parti sgradevoli di sé, "vederle" in lui e salvaguardare il proprio narcisismo. E, così, nel tempo, in amore e in amicizia, si potranno collezionare una serie di relazioni tossiche, dannose, deludenti, vuote, frustranti.


Banalizzare dando la colpa al destino e non cogliere la propria parte attiva consente di proteggersi dal contatto profondo con se stessi per poter guardare in faccia quelle parti personali che fanno male. Tuttavia, guardarle è l'unica occasione per potersi conoscere meglio e dare una svolta alla propria vita.

bottom of page