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Riflessione sulla Psicoterapia


"In quel tempo scoprii la sofferenza

e lottai con tutta la mia speranza,

ben presto prosciugai la mia essenza

e restai immobile al buio di una stanza.

Ancor più, temei la mia parte tesa,

ormai affranta ad implorare la resa,

abbandonai ogni mia difesa

e pregai la fine di ogni attesa.

È in quell'istante così inferiore

che iniziavo il mio tragitto nel mondo interiore,

per lungo e largo il mio percorso,

a volte liscio e a volte tortuoso.

Intravidi bisogni frustrati e sogni infranti,

ascoltai l'eco di mille rimpianti,

ricordai bisogni dagli altri mai ascoltati

e per questo da me rinnegati.

Agli ignari colpevoli gridavo vendetta

per quei sogni spariti troppo in fretta,

trasformai la rabbia in una tristezza

tanto era gigante la loro freddezza.

Ma in una zona ancor più remota,

trovai in me la parte mai accolta,

costantemente dagli altri umiliata

e perciò da me rifiutata.


Comprometteva la mia immagine sporcandola,

veemente la giudicai cattiva rifiutandola,

in me nacque la rabbia per espellerla

e per questo sugli altri accollandola.

La giudicai cattiva troppo in fretta

quella parte di me mai accetta,

ma fu il tempo a farmi comprendere con certezza

che da essa potevo riprendermi ogni carezza.

Già influenzato prima della nascita,

il nostro vero essere costantemente scalpita.

Compresi che la personalità

è descritta con molte ovvietà,

ma mai del tutto conosciuta

perché mai davvero esplorata.

Al suo interno luci e ombra

la cui analisi richiede mente sgombra.

Compresi con la psicoterapia

come mettere fine ad ogni mia agonia,

e ogni volta che riscopro una mia fragilità,

è proprio in essa che cerco la verità"


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