Autostima: bassa, grandiosa ed equilibrata. Come cambia il modo in cui guardiamo noi stessi?

Ti capita di sentirti inadeguato dopo un errore, come se una singola difficoltà dicesse qualcosa sul tuo valore come persona? Oppure, quando qualcuno ti critica, senti immediatamente il bisogno di difenderti, dimostrare di avere ragione o mostrarti più forte?

A prima vista sembrano reazioni opposte. Da una parte: «Non valgo abbastanza». Dall'altra: «Non ho bisogno di nessuno, so già tutto».

Eppure entrambe possono avere qualcosa in comune: la difficoltà a mantenere un senso sufficientemente stabile del proprio valore quando qualcosa ci mette in discussione.

Ma allora, cosa significa davvero avere una buona autostima?

1. Che cos'è l'autostima?

L'autostima non è semplicemente un voto che attribuiamo a noi stessi. Riguarda il modo in cui percepiamo il nostro valore, riconosciamo capacità e limiti e continuiamo a sentirci degni di rispetto anche quando sbagliamo, veniamo criticati o incontriamo un fallimento.

Per comprenderla possiamo immaginare tre modalità.

Nella bassa autostima, l'errore rischia di trasformarsi in un giudizio globale sulla persona:

«Ho sbagliato» diventa «Sono sbagliato».

Possono comparire vergogna, senso di inferiorità, bisogno di approvazione e confronto continuo con gli altri.

All'estremo apparentemente opposto troviamo un'autostima grandiosa. La persona può avere bisogno di sentirsi superiore, invulnerabile, sempre competente o autosufficiente. Critiche e limiti possono essere difficili da tollerare perché rischiano di incrinare questa immagine.

La grandiosità, quindi, non coincide necessariamente con una solida autostima. Talvolta può rappresentare un modo di proteggere una parte di sé più vulnerabile.

Un'autostima equilibrata, invece, permette di riconoscere qualità e limiti senza trasformarli in una sentenza sul proprio valore.

Posso pensare:

«Ho delle capacità e delle fragilità. Posso riuscire e posso sbagliare. Nessuna delle due cose definisce interamente chi sono.»

2. Come si manifesta nella vita quotidiana?

Immagina di commettere un errore sul lavoro.

Con una bassa autostima potresti pensare:

«Ecco, sbaglio sempre. Non sono abbastanza capace.»

L'errore concreto viene rapidamente trasformato in un giudizio sull'intera persona.

Con una modalità grandiosa la reazione potrebbe essere differente. Un collega ti fa notare l'errore e pensi:

«Non ha niente da insegnarmi. Il problema è lui.»

Questa volta il senso di vulnerabilità viene tenuto lontano spostando immediatamente il problema sull'altro.

Con un'autostima più equilibrata potresti invece riconoscere:

«Ho sbagliato questa cosa. Posso capire cosa è successo e correggerla.»

Il comportamento viene valutato senza svalutare l'intera persona.

Lo stesso può accadere nelle relazioni. Una critica, un rifiuto o un mancato riconoscimento possono farci oscillare tra sentirci inferiori agli altri e avere bisogno di sentirci superiori agli altri.

Una maggiore stabilità permette progressivamente di stare accanto agli altri, senza che ogni confronto debba stabilire chi vale di più.

3. Come costruire un'autostima più equilibrata?

Un primo esercizio consiste nel prestare attenzione al modo in cui parli a te stesso quando qualcosa non va.

Quando compare:

«Sono un fallimento»

prova a fermarti e domandarti:

«Sto descrivendo ciò che è accaduto oppure sto definendo tutta la mia persona?»

Puoi provare a trasformare un giudizio globale in una descrizione più aderente alla realtà:

«Ho commesso un errore in questa situazione. Posso capire cosa correggere.»

Un secondo passaggio riguarda il confronto con gli altri.

Quando senti il bisogno di stabilire chi è migliore, più competente, più desiderabile o più riuscito, prova a osservare cosa succede dentro di te.

«Che cosa accadrebbe se non dovessi dimostrare né di valere meno né di valere più?»

Può essere utile anche costruire un'immagine di sé più completa. Prova a individuare una tua qualità, una difficoltà e qualcosa che stai ancora imparando.

Tenerle insieme è importante.

L'obiettivo non è convincerti di essere straordinario.

È poter riconoscere: «Sono una persona con risorse e limiti, e posso continuare a crescere.»

4. Un esercizio: separare ciò che fai da ciò che sei

Pensa a un episodio recente nel quale ti sei sentito inadeguato oppure hai reagito con particolare durezza a una critica.

Ricostruisci lentamente la situazione.

Che cosa è realmente accaduto?

Poi osserva il tuo dialogo interno:

Che cosa hai detto a te stesso?

Adesso chiediti:

«Sto valutando un mio comportamento oppure sto giudicando il mio valore come persona?»

Infine prova a formulare una frase che contenga contemporaneamente realtà e rispetto per te stesso.

Per esempio:

«Questa volta non sono riuscito come avrei voluto. Posso riconoscerlo senza trasformarlo nella prova che non valgo.»

Può sembrare una piccola differenza linguistica. In realtà cambia profondamente la posizione dalla quale guardiamo noi stessi.

5. Cosa protegge la nostra autostima? Uno sguardo psicodinamico

Possiamo spingerci un po' più in profondità.

Il modo in cui guardiamo noi stessi non nasce nel vuoto. Si costruisce anche attraverso le esperienze relazionali: il modo in cui siamo stati riconosciuti, incoraggiati, criticati, confrontati con gli altri o accolti nelle nostre fragilità.

Per questo una critica presente può talvolta avere un peso molto maggiore del suo significato immediato.

Può riattivare qualcosa di familiare:

«Non sono abbastanza.»

«Se mostro una debolezza perderò valore agli occhi degli altri.»

«Devo dimostrare di essere forte.»

Bassa autostima e grandiosità possono allora essere osservate non semplicemente come difetti da correggere, ma anche come modi attraverso i quali abbiamo imparato a proteggerci da esperienze emotive difficili.

Possiamo chiederci:

«Quando ho iniziato a sentire che per avere valore dovevo dimostrare qualcosa?»

«Che cosa provo quando qualcuno vede un mio limite?»

«Di chi sembra essere la voce che mi dice che non sono abbastanza?»

«Cosa temo accadrebbe se mostrassi una mia fragilità senza nasconderla o svalutarla?»

L'obiettivo non è trovare necessariamente una causa nel passato, ma comprendere meglio il significato che certe esperienze assumono oggi.

6. Falsi miti sull'autostima

“Avere una buona autostima significa sentirsi sicuri in ogni situazione.”
No. Anche una persona con un'autostima sufficientemente stabile può sentirsi insicura, avere paura o dubitare di sé.

“Pensare di essere migliori degli altri significa avere un'autostima alta.”
Non necessariamente. Il bisogno costante di sentirsi superiori può convivere con una forte vulnerabilità rispetto al giudizio e alla critica.

“Per aumentare l'autostima devo convincermi di essere bravo.”
Un'autostima equilibrata non richiede di idealizzarsi. Richiede piuttosto una rappresentazione di sé sufficientemente realistica e integrata.

“Se sbaglio significa che non sono abbastanza.”
Un errore descrive qualcosa che abbiamo fatto in un determinato momento. Non definisce il nostro valore complessivo.

7. Non devi dimostrare continuamente quanto vali

Un'autostima equilibrata non dice:

«Sono migliore.»

E neppure:

«Sono peggiore.»

Permette progressivamente di dire:

«Sono io, con ciò che so fare, ciò che ancora non so fare, le mie risorse e le mie fragilità.»

Forse crescere nell'autostima significa proprio ridurre il bisogno di oscillare continuamente tra sentirsi troppo piccoli e dover diventare molto grandi.

Non devi essere perfetto per riconoscerti valore.

Puoi sbagliare senza diventare il tuo errore, riconoscere una qualità senza sentirti superiore e accogliere una fragilità senza vergognarti di esistere.

Se vuoi lavorare sul rapporto con te stesso

Quando il senso del proprio valore dipende fortemente dall'approvazione degli altri, dal confronto, dalla prestazione o dal bisogno di apparire sempre forti, può essere utile comprendere più profondamente ciò che sostiene queste dinamiche.

Un percorso psicologico può offrire uno spazio nel quale esplorare come si è costruita l'immagine che hai di te, cosa la rende vulnerabile e come sviluppare progressivamente un rapporto più stabile e autentico con te stesso.

Se ti riconosci in alcune di queste esperienze, puoi contattarmi o prenotare un primo colloquio psicologico, in presenza oppure online.

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