Autostima e insicurezza: quando il nostro valore dipende dallo sguardo degli altri

A volte basta una critica per mettere in discussione tutto ciò che pensiamo di noi stessi.

Possiamo ricevere molti apprezzamenti e continuare a ricordare soprattutto ciò che non abbiamo fatto abbastanza bene.

Oppure possiamo sentirci capaci e sicuri in alcuni ambiti della vita, ma profondamente insicuri nelle relazioni affettive.

L'autostima non è qualcosa che possediamo una volta per tutte. È un modo di percepire, valutare e vivere noi stessi, che può cambiare nel tempo e nelle diverse situazioni.

Che cosa significa avere una buona autostima?

Spesso immaginiamo una persona con una buona autostima come qualcuno che non ha dubbi, non teme il giudizio e affronta ogni situazione con sicurezza.

In realtà, un'autostima sufficientemente equilibrata non richiede l'assenza di insicurezze.

Significa poter riconoscere le proprie qualità senza negare i limiti, accettare gli errori senza trasformarli in una condanna personale e mantenere un senso di valore anche quando non riceviamo approvazione.

Non dobbiamo considerarci perfetti per poterci rispettare.

Perché siamo così severi con noi stessi?

Il modo in cui ci valutiamo può essere influenzato dalle esperienze relazionali, dai messaggi ricevuti durante la crescita e dalle aspettative che abbiamo progressivamente interiorizzato.

Una persona che ha imparato a sentirsi apprezzata soprattutto quando raggiunge determinati risultati potrebbe sviluppare l'idea di dover continuamente dimostrare il proprio valore.

Un'altra potrebbe vivere il disaccordo come un segnale di rifiuto, oppure interpretare ogni errore come la conferma di non essere abbastanza.

Non si tratta di spiegazioni valide per tutti, ma di possibilità che possono essere esplorate all'interno della storia personale.

Il critico interiore

Alcune persone convivono con una voce interna particolarmente esigente.

«Avresti dovuto fare meglio.»

«Gli altri sono più capaci di te.»

«Se sbagli, perderai la loro stima.»

Questi pensieri possono sembrare semplici valutazioni della realtà, ma spesso rappresentano modalità abituali di rapportarsi a sé stessi.

Imparare a riconoscerli può essere un primo passo per non identificarci completamente con essi.

Possiamo chiederci: sto osservando un fatto oppure sto formulando un giudizio sul mio valore?

Come sviluppare un'autostima più equilibrata?

L'obiettivo non è sostituire ogni pensiero negativo con un'affermazione positiva.

Può essere più utile costruire un rapporto con sé stessi fondato su maggiore consapevolezza, flessibilità e comprensione.

Questo significa imparare a distinguere ciò che facciamo da ciò che siamo, riconoscere i propri bisogni, tollerare gli errori e sviluppare la capacità di scegliere senza dipendere costantemente dall'approvazione degli altri.

Anche la compassione verso sé stessi può rappresentare una risorsa importante: non per giustificare qualsiasi comportamento, ma per affrontare le difficoltà senza aggiungere inutili forme di autosvalutazione.

Autostima e psicoterapia

In psicoterapia possiamo esplorare come si sia costruita la nostra immagine di noi stessi.

Quali esperienze hanno contribuito a definirla? Quali aspettative continuiamo a portarci dentro? Perché alcune critiche ci feriscono così profondamente?

La prospettiva psicodinamica permette di approfondire questi significati, mentre strumenti orientati alla consapevolezza e alla regolazione emotiva possono aiutare a sviluppare modalità più flessibili di rapportarsi ai propri pensieri.

L'obiettivo non è diventare persone diverse.

È imparare a riconoscere il proprio valore senza doverlo continuamente dimostrare.

Nel mio studio di psicologia e psicoterapia a Carovigno, in provincia di Brindisi, possiamo affrontare anche le difficoltà legate all'autostima, all'insicurezza e al giudizio di sé.

Dott. Eugenio Uggenti – Psicologo e Psicoterapeuta

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