Depressione: cos’è, come si manifesta e come ritrovare gradualmente uno spazio per sé
Ci sono momenti in cui sentirsi tristi è una risposta naturale a ciò che stiamo vivendo.
Una perdita. Una delusione. Una separazione. Un fallimento. Un periodo particolarmente difficile.
Ma ci sono anche momenti in cui qualcosa sembra cambiare più profondamente.
Ci si sveglia e iniziare la giornata richiede uno sforzo enorme. Le cose che prima davano piacere interessano meno. Stare con gli altri può diventare faticoso. Anche attività apparentemente semplici sembrano richiedere energie che non abbiamo.
E può comparire una domanda dolorosa:
“Perché non riesco più a essere come prima?”
Quando incontro una persona che vive un periodo depressivo, considero importante partire proprio da qui.
Non soltanto da ciò che non riesce più a fare, ma da ciò che sta vivendo.
Perché la depressione non è semplicemente tristezza. E soprattutto non è mancanza di volontà.
Comprenderla significa osservare ciò che accade nel corpo, nei pensieri, nelle emozioni, nei comportamenti e nelle relazioni, ma anche provare a capire come quella sofferenza si inserisca nella storia personale.
Che cos’è la depressione?
Nel linguaggio quotidiano utilizziamo spesso la parola “depressione” per descrivere un periodo di tristezza o scoraggiamento.
Clinicamente, però, è importante distinguere un momento difficile da un disturbo depressivo.
La depressione può comprendere umore depresso, perdita di interesse o piacere, riduzione dell’energia, difficoltà cognitive, alterazioni del sonno o dell’appetito, sentimenti di inutilità o colpa e altri sintomi capaci di interferire significativamente con la vita quotidiana.
Non tutte le depressioni sono uguali.
Cambiano intensità, durata, cause, vulnerabilità personali e circostanze nelle quali compaiono.
Per questo una diagnosi non dovrebbe essere ricavata semplicemente riconoscendosi in una lista di sintomi: richiede una valutazione professionale.
Come si manifesta la depressione?
La depressione non riguarda soltanto l’umore.
Può coinvolgere l’intera esperienza della persona.
Nel corpo: quando anche le cose semplici richiedono energia
Alzarsi.
Lavarsi.
Prepararsi.
Uscire.
Lavorare.
Fare una telefonata.
Azioni che prima avvenivano quasi automaticamente possono iniziare a sembrare molto più impegnative.
Possono comparire stanchezza, rallentamento, agitazione, cambiamenti nel sonno e nell’appetito, riduzione del desiderio sessuale o sensazione di avere poche energie.
E qui può nascere un primo fraintendimento:
“Se faccio così poco, perché sono così stanco?”
La stanchezza depressiva non dipende necessariamente dalla quantità di attività svolta.
La sofferenza emotiva stessa può essere estremamente faticosa.
Nei pensieri: quando la mente diventa più severa
Durante un periodo depressivo può cambiare anche il modo in cui interpretiamo noi stessi, gli altri e il futuro.
“Non sono abbastanza.”
“Ho fallito.”
“Non cambierà nulla.”
“Gli altri stanno andando avanti e io sono fermo.”
“Sono un peso.”
“Avrei dovuto fare diversamente.”
Un errore può diventare la prova di essere incapaci.
Una perdita può diventare la prova che nulla durerà.
Una difficoltà può diventare la previsione che tutto continuerà ad andare male.
La depressione può restringere il campo visivo psicologico: ciò che fa male diventa molto evidente, mentre ciò che contraddice quella visione diventa più difficile da riconoscere.
Questo non significa dire alla persona:
“Devi pensare positivo.”
Significa aiutarla, gradualmente, a riconoscere che un pensiero può essere profondamente convincente senza rappresentare tutta la realtà.
Nelle emozioni: non soltanto tristezza
La depressione non significa necessariamente piangere continuamente.
Alcune persone descrivono soprattutto tristezza.
Altre parlano di vuoto.
Altre ancora dicono:
“Non sento quasi niente.”
Possono comparire perdita di interesse, irritabilità, vergogna, senso di colpa, solitudine, impotenza, rabbia o disperazione.
A volte ciò che pesa maggiormente è proprio l’assenza di piacere.
Qualcosa che prima emozionava adesso lascia indifferenti.
E questo può spaventare:
“Se nemmeno questo mi fa stare bene, cosa mi sta succedendo?”
Nei comportamenti: quando ci si ritira dalla vita
Quando abbiamo poca energia e poca motivazione, è comprensibile iniziare a fare meno.
Usciamo meno.
Vediamo meno persone.
Rimandiamo.
Abbandoniamo attività.
Restiamo più tempo a letto o sul divano.
Aspettiamo di avere voglia prima di ricominciare.
Nel breve periodo può sembrare necessario.
Ma può svilupparsi un circolo:
umore depresso → minore attività → meno esperienze positive → maggiore isolamento → ulteriore abbassamento dell’umore.
La persona pensa:
“Quando starò meglio ricomincerò.”
A volte, però, una parte del miglioramento passa proprio dal movimento opposto:
iniziare molto gradualmente a fare qualcosa prima che la motivazione sia completamente tornata.
La depressione nelle relazioni
Anche il rapporto con gli altri può cambiare.
Possiamo sentirci poco compresi.
Possiamo pensare di essere un peso.
Possiamo evitare di parlare perché:
“Tanto nessuno può capire.”
Oppure allontanarci proprio dalle persone alle quali siamo più legati.
Chi ci sta vicino, a sua volta, può sentirsi impotente.
Può provare a incoraggiarci:
“Devi reagire.”
“Esci un po’.”
“Hai tante cose belle.”
Spesso queste frasi nascono da buone intenzioni, ma rischiano di aumentare il senso di colpa.
La persona può iniziare a pensare:
“Ho persino dei motivi per stare bene e non ci riesco. Allora il problema sono io.”
Una presenza utile non deve necessariamente avere subito una soluzione.
A volte comincia dal riuscire a dire:
“Non so esattamente cosa stai provando, ma possiamo provare a comprenderlo insieme.”
Quando gestiamo male la depressione
Aspettare di avere voglia
“Quando tornerà la motivazione ricomincerò.”
Il problema è che motivazione e azione non funzionano sempre in quest’ordine.
Qualche volta iniziamo a fare qualcosa e la motivazione arriva successivamente.
Isolarsi completamente
Il bisogno di stare soli può essere comprensibile.
Ma un isolamento progressivo può togliere proprio quelle esperienze relazionali e quotidiane che potrebbero offrire sostegno.
Giudicarsi continuamente
“Dovrei reagire.”
“Sono debole.”
“Gli altri ce la fanno.”
Alla sofferenza iniziale aggiungiamo così una seconda sofferenza: quella prodotta dal modo in cui giudichiamo ciò che stiamo vivendo.
Pretendere di tornare immediatamente come prima
La persona confronta continuamente il proprio presente con il passato.
“Prima facevo dieci cose. Adesso ne faccio due.”
Ma durante un periodo difficile, quelle due cose possono rappresentare un passo importante.
Cercare di nascondere tutto
Mostrarsi sempre funzionanti può diventare estremamente faticoso.
Chiedere aiuto non significa rinunciare alla propria autonomia.
Può essere proprio il primo modo per recuperarla.
Come possiamo iniziare a gestire meglio la depressione?
Il cambiamento non passa necessariamente attraverso grandi decisioni.
Spesso comincia da movimenti molto più piccoli.
Alzarsi.
Fare una doccia.
Uscire per dieci minuti.
Rispondere a un messaggio.
Preparare qualcosa da mangiare.
Riprendere un’attività per un tempo limitato.
Contattare qualcuno.
Non perché queste azioni “curino” da sole una depressione, ma perché permettono di interrompere gradualmente il ritiro.
Invece di chiederci:
“Ho voglia di farlo?”
possiamo qualche volta domandarci:
“Qual è il più piccolo passo che posso fare oggi, anche senza averne molta voglia?”
Strumenti per affrontare la depressione
Il trattamento deve essere costruito sulla persona e sulla gravità della situazione. Psicoterapia, valutazione medica e, quando indicato, trattamento farmacologico possono avere ruoli differenti e integrarsi tra loro.
Nel mio modo di lavorare considero utili diverse prospettive.
DBT: attraversare i momenti emotivamente più difficili
Quando tristezza, vuoto o disperazione diventano molto intensi, può essere difficile pensare con chiarezza.
Gli strumenti della DBT possono aiutare a riconoscere l’emozione, regolare l’attivazione e attraversare il momento senza prendere automaticamente decisioni guidate dallo stato emotivo.
Una domanda utile può essere:
“Quello che sento in questo momento mi sta chiedendo di ritirarmi completamente: qual è una piccola azione che potrebbe andare nella direzione opposta?”
Non significa negare la tristezza.
Significa evitare che diventi l’unica forza che organizza la giornata.
ACT: non aspettare di stare bene per tornare verso ciò che conta
La depressione può portarci ad aspettare:
“Quando starò meglio tornerò a vivere.”
L’ACT propone una prospettiva differente.
Possiamo riconoscere la sofferenza senza aspettare necessariamente che scompaia completamente prima di compiere un passo verso qualcosa che per noi ha valore.
Relazioni.
Cura.
Lavoro.
Creatività.
Natura.
Affetti.
Apprendimento.
Non chiedersi soltanto:
“Cosa mi farà stare meglio immediatamente?”
ma anche:
“Quale piccolo gesto mi avvicina oggi alla persona che vorrei essere?”
Schema Therapy: quando la depressione incontra ciò che pensiamo di noi
A volte un periodo depressivo riattiva convinzioni profonde.
“Non valgo abbastanza.”
“Sono destinato a fallire.”
“Non posso contare su nessuno.”
“Se gli altri mi conoscessero davvero non mi vorrebbero.”
“Devo riuscire sempre, altrimenti non valgo.”
Una perdita, un fallimento o una separazione possono riattivare schemi di abbandono, fallimento, inadeguatezza, deprivazione emotiva o standard molto elevati.
Il lavoro non consiste semplicemente nel sostituire questi pensieri con frasi positive.
Significa riconoscere da dove provengono, quando si attivano e quanto continuano a condizionare il modo in cui guardiamo noi stessi.
EFT: dare spazio alla tristezza senza esserne travolti
Non tutta la tristezza deve essere eliminata.
A volte ha bisogno di essere ascoltata.
Può raccontare una perdita.
Un bisogno rimasto senza risposta.
Una delusione.
Una solitudine.
Qualcosa che avremmo desiderato e non abbiamo ricevuto.
Possiamo allora domandarci:
“Che cosa mi fa davvero male?”
“Cosa sento di aver perso?”
“Di cosa avrei avuto bisogno?”
“Cosa avrei bisogno di ricevere oggi?”
Dare un nome all’esperienza emotiva può permettere di passare da una sofferenza indistinta a qualcosa che possiamo progressivamente comprendere ed elaborare.
Psicoterapia psicodinamica espressiva: non soltanto “come stare meglio”, ma cosa sta accadendo dentro di me
Nel lavoro psicodinamico la depressione non viene ridotta a una singola causa.
Mi interessa comprendere come quella sofferenza si inserisca nella storia della persona.
Qualche volta emerge dopo una perdita evidente.
Una relazione.
Un lavoro.
Un progetto.
Una persona importante.
Altre volte ciò che è stato perso è meno visibile.
Un’immagine di sé.
Un’aspettativa.
Un futuro immaginato.
La sensazione di essere importanti per qualcuno.
Il ruolo che ci definiva.
Possiamo allora esplorare alcune domande.
Cosa è cambiato prima che iniziassi a stare così?
Cosa sento di aver perso?
Come vivo fallimento e delusione?
Quanto il mio valore dipende dal riconoscimento degli altri?
Quanto spazio concedo alla rabbia?
Quanto facilmente trasformo la rabbia verso qualcuno in un’accusa verso me stesso?
Come vivo separazioni, distanze e abbandoni?
Quanto devo essere forte per sentirmi accettabile?
Non significa sostenere che ogni depressione abbia necessariamente un significato nascosto.
Significa non dimenticare che dietro i sintomi continua a esserci una persona con una storia.
Depressione, perdita e lutto
Perdere qualcuno o qualcosa di importante produce naturalmente dolore.
Non ogni lutto è depressione.
Il dolore per una perdita può essere intenso e richiedere tempo.
Ma alcune esperienze di perdita possono intrecciarsi con vulnerabilità personali e trasformare profondamente il modo in cui guardiamo noi stessi e il futuro.
La domanda allora non è soltanto:
“Come faccio a dimenticare?”
Può diventare:
“Come posso integrare ciò che ho perso nella mia storia senza perdere anche me stesso?”
Depressione, fallimento e senso di colpa
Un fallimento riguarda qualcosa che è accaduto.
Ma possiamo trasformarlo in una definizione di noi stessi.
Da:
“Questa cosa non è andata come speravo.”
a:
“Sono un fallito.”
Lo stesso può accadere con il senso di colpa.
Da:
“Ho commesso un errore.”
a:
“Sono una persona sbagliata.”
La psicoterapia può aiutare a recuperare una distinzione fondamentale:
ciò che facciamo, ciò che ci accade e ciò che siamo non coincidono completamente.
Possiamo assumerci la responsabilità di un errore senza trasformarlo in una condanna della nostra identità.
Dalla cattiva gestione a una gestione più funzionale
“Non ho voglia, quindi oggi non faccio nulla.”
Può diventare:
“Non ho voglia, ma posso scegliere una piccola attività sostenibile.”
“Prima riuscivo a fare molto di più.”
Può diventare:
“Sto attraversando un momento diverso. Valuto il passo di oggi rispetto alle energie che ho oggi.”
“Sono un peso per gli altri.”
Può diventare:
“Sto vivendo una difficoltà e posso permettere a qualcuno di essermi vicino.”
“Ho fallito, quindi non valgo.”
Può diventare:
“Una parte della mia vita è andata diversamente da come speravo. Non coincide con tutto ciò che sono.”
“Devo uscire immediatamente da questo stato.”
Può diventare:
“Posso lavorare per stare meglio senza giudicarmi perché oggi sto male.”
Vero o falso sulla depressione
“Depressione significa essere semplicemente molto tristi.” — FALSO
Può coinvolgere piacere, energia, sonno, appetito, pensiero, motivazione, corpo e relazioni.
“Chi è depresso dovrebbe semplicemente reagire.” — FALSO
Non è una questione di forza di volontà.
“Se ho cose belle nella mia vita non posso essere depresso.” — FALSO
La sofferenza psicologica non viene annullata automaticamente dalle circostanze positive.
“Isolarmi può farmi sentire momentaneamente meno sotto pressione.” — VERO
Ma un ritiro prolungato può contribuire a mantenere la difficoltà.
“Devo aspettare di avere motivazione prima di ricominciare a fare qualcosa.” — FALSO
A volte l’azione precede la motivazione.
“Chiedere aiuto significa essere deboli.” — FALSO
Riconoscere una difficoltà e cercare un supporto è un comportamento di cura.
“Una depressione può essere trattata.” — VERO
Esistono interventi psicologici e medici efficaci; il percorso va scelto sulla base della situazione individuale.
Un messaggio da ricordare
🌱 Non devi stare bene per meritare comprensione.
Quando attraversiamo un periodo depressivo possiamo iniziare a guardarci attraverso gli occhi della sofferenza.
Ci vediamo meno capaci.
Meno interessanti.
Meno importanti.
Più soli.
E rischiamo di trasformare:
“Sto attraversando un momento molto difficile”
in:
“Io sono sbagliato.”
Sono due affermazioni profondamente diverse.
La depressione può occupare molto spazio, ma non coincide con l’intera persona.
Il percorso non consiste necessariamente nel ritrovare immediatamente la versione di noi stessi che eravamo prima.
A volte significa iniziare da qualcosa di più piccolo:
comprendere ciò che stiamo vivendo, smettere progressivamente di combatterci e recuperare, un passo alla volta, uno spazio nella nostra vita.
Quando è importante chiedere aiuto
Se tristezza, perdita di interesse, vuoto, stanchezza, isolamento, senso di colpa o pensieri negativi persistono e interferiscono con la vita quotidiana, è importante parlarne con un professionista.
E se compaiono pensieri di morte, desiderio di non esserci, idee suicidarie o il timore di potersi fare del male, è importante non affrontare la situazione da soli e cercare tempestivamente aiuto attraverso i servizi sanitari o di emergenza disponibili.
In psicoterapia possiamo lavorare sia sui sintomi e sui comportamenti che contribuiscono a mantenere la sofferenza, sia sulla storia personale, sulle relazioni, sulle perdite e sui significati che quella sofferenza porta con sé.
🌿 Se senti che tristezza, vuoto o perdita di interesse stanno occupando troppo spazio nella tua vita, puoi contattarmi per un primo colloquio psicologico o psicoterapeutico. Ricevo in studio a Carovigno (BR) e online. Partiremo da ciò che stai vivendo, senza giudizio, per comprendere insieme la difficoltà e valutare il percorso più adatto a te.