Ritrovare la spontaneità: quando vivere non significa soltanto fare, controllare e raggiungere obiettivi

A volte le nostre giornate possono diventare una successione di impegni, responsabilità e cose da portare a termine.

Ci svegliamo pensando a ciò che dobbiamo fare, organizziamo il tempo cercando di essere produttivi e arriviamo alla sera con la sensazione di non aver fatto abbastanza.

Anche i momenti liberi possono trasformarsi in qualcosa da riempire, organizzare o utilizzare nel modo migliore.

Possiamo così perdere progressivamente il contatto con il piacere di vivere un'esperienza senza dover necessariamente raggiungere un risultato.

Non sempre ce ne accorgiamo subito.

A volte continuiamo a svolgere le nostre attività, a rispettare gli impegni e a rispondere alle aspettative, ma sentiamo che qualcosa nella nostra esperienza è diventato meno spontaneo.

Come se fossimo molto impegnati a vivere correttamente, ma avessimo sempre meno spazio per vivere liberamente.

Che cosa significa essere spontanei?

La spontaneità riguarda la possibilità di entrare in contatto con ciò che proviamo, desideriamo e troviamo significativo, senza sentirci continuamente obbligati a controllare o valutare ogni esperienza.

Non significa agire impulsivamente, ignorare le conseguenze delle proprie scelte o rinunciare alle responsabilità.

Una persona spontanea può riflettere, organizzarsi e rispettare gli impegni, mantenendo allo stesso tempo la capacità di lasciarsi coinvolgere da ciò che vive.

Può concedersi un momento di piacere senza doverlo necessariamente giustificare, esprimere un'emozione senza sentirsi immediatamente inadeguata oppure dedicarsi a un'attività per il semplice interesse che suscita.

La spontaneità, quindi, non coincide con l'assenza di regole.

Può rappresentare la possibilità di vivere con maggiore libertà all'interno dei limiti e delle responsabilità della nostra esistenza.

Quando il dovere occupa tutto lo spazio

Essere responsabili, organizzati e capaci di perseguire obiettivi sono qualità importanti.

Possono aiutarci a costruire progetti, affrontare difficoltà e realizzare ciò che desideriamo.

Ma quando il senso del dovere diventa eccessivamente rigido, possiamo iniziare a valutare ogni attività in base alla sua utilità.

Il riposo può essere vissuto come una perdita di tempo, il divertimento come qualcosa da meritare e gli interessi personali come attività secondarie rispetto agli impegni.

Possiamo sentirci in colpa quando non siamo produttivi oppure avere difficoltà a fermarci, anche quando avvertiamo stanchezza.

In queste situazioni il problema non è la responsabilità, ma la difficoltà di trovare un equilibrio tra ciò che dobbiamo fare e ciò che desideriamo vivere.

Il bisogno di controllo e la paura di lasciarsi andare

Per alcune persone, la spontaneità può essere associata alla perdita di controllo.

Possiamo temere di mostrarci troppo emotivi, di essere giudicati o di comportarci in un modo che gli altri potrebbero non approvare.

A volte possiamo osservare continuamente noi stessi, valutando ciò che diciamo, come ci muoviamo o quale impressione stiamo suscitando.

Questo controllo può aiutarci in alcune situazioni, ma quando diventa costante può limitare la possibilità di sentirci pienamente coinvolti nelle esperienze.

Possiamo partecipare a una conversazione pensando soprattutto a come veniamo percepiti, anziché ascoltare ciò che stiamo vivendo.

Oppure possiamo dedicarci a un'attività piacevole continuando a preoccuparci di ciò che dovremmo fare dopo.

La psicoterapia può aiutarci a riconoscere queste modalità e comprendere quali paure o aspettative contribuiscano a mantenerle.

Il valore del gioco e della creatività

Il gioco non appartiene soltanto all'infanzia.

Anche nella vita adulta possiamo aver bisogno di esperienze nelle quali esplorare, immaginare, sperimentare e creare senza dover necessariamente ottenere un risultato.

Possiamo ritrovare questa dimensione attraverso la musica, il movimento, la lettura, l'arte, le attività manuali, la natura o semplicemente una conversazione nella quale ci sentiamo liberi di essere noi stessi.

Nella prospettiva di Donald Winnicott, il gioco e la creatività assumono un significato importante per l'esperienza soggettiva e per la possibilità di vivere in modo autentico.

La creatività, in questo senso, non riguarda soltanto la produzione artistica.

Può essere intesa anche come un modo personale e vivo di entrare in rapporto con la realtà.

Non si tratta necessariamente di fare qualcosa di straordinario, ma di poter vivere ciò che facciamo sentendoci partecipi della nostra esperienza.

Quando perdiamo il contatto con i nostri desideri

A volte possiamo essere così abituati a rispondere alle aspettative degli altri da non riuscire più a riconoscere chiaramente ciò che desideriamo.

Possiamo sapere cosa dobbiamo fare, quali responsabilità abbiamo e cosa gli altri si aspettano da noi, ma trovare difficile rispondere a una domanda apparentemente semplice: Che cosa mi piacerebbe fare?

In alcune situazioni questa difficoltà può essere collegata alla stanchezza, allo stress o a un periodo particolarmente impegnativo.

In altre può riflettere modalità più consolidate, nelle quali abbiamo imparato a dare poco spazio ai bisogni personali.

Riconoscere i propri desideri non significa doverli soddisfare sempre.

Significa poterli ascoltare, comprenderne il significato e considerarli come parte della nostra esperienza.

Essere presenti non significa smettere di pensare

Quando siamo molto preoccupati, possiamo trascorrere gran parte del tempo anticipando ciò che potrebbe accadere o ripensando a ciò che è già successo.

Il pensiero è una risorsa fondamentale, ma può diventare faticoso quando assume la forma di un controllo continuo.

Possiamo essere fisicamente presenti in un luogo, ma mentalmente impegnati altrove.

Sviluppare una maggiore presenza significa imparare a riconoscere ciò che stiamo vivendo nel momento attuale, senza sentirci obbligati ad analizzare continuamente ogni esperienza.

Possiamo prestare attenzione a una conversazione, al movimento del corpo, ai suoni che ci circondano o alle emozioni che emergono.

Non si tratta di eliminare i pensieri, ma di sviluppare una relazione più flessibile con essi.

La capacità di riflettere e quella di vivere il presente non sono in opposizione. Possono sostenersi reciprocamente.

Il piacere non deve essere sempre meritato

A volte possiamo concederci qualcosa di piacevole soltanto dopo aver completato tutti gli impegni.

Il problema è che gli impegni possono non finire mai.

Possiamo rimandare continuamente il riposo, gli interessi personali e le esperienze che ci fanno stare bene, aspettando un momento nel quale tutto sarà finalmente sistemato.

Ma il piacere, la curiosità e il tempo dedicato a sé stessi non rappresentano necessariamente una ricompensa da ottenere dopo aver fatto abbastanza.

Possono essere dimensioni importanti del benessere e della qualità della vita.

Questo non significa ignorare le responsabilità, ma riconoscere che anche il riposo e le esperienze significative meritano uno spazio.

Quando la capacità di provare piacere o interesse si riduce in modo persistente e si accompagna ad altri cambiamenti dell'umore, del sonno o dell'energia, può essere importante approfondirne le possibili cause con un professionista sanitario.

Come può aiutare la psicoterapia?

La psicoterapia può aiutarci a comprendere il rapporto che abbiamo costruito con il dovere, il controllo, il piacere e la spontaneità.

Possiamo esplorare le aspettative che sentiamo di dover soddisfare, le emozioni che emergono quando ci fermiamo e le difficoltà che incontriamo nel riconoscere i nostri desideri.

Nella prospettiva psicodinamica, particolare attenzione può essere dedicata al significato delle nostre modalità di adattamento, al rapporto tra bisogni personali e aspettative relazionali e alla possibilità di vivere in modo più autentico.

Il lavoro terapeutico può favorire una maggiore consapevolezza delle parti di noi che tendiamo a trascurare e aiutarci a sviluppare un equilibrio più flessibile tra responsabilità, desiderio e piacere.

Accanto a questo lavoro, quando appropriato, possono essere utili esperienze di consapevolezza del momento presente, osservazione delle emozioni e progressiva ripresa di attività significative.

L'obiettivo non è diventare sempre spontanei o cercare continuamente esperienze piacevoli, ma recuperare la possibilità di scegliere come vivere il proprio tempo, senza sentirsi costantemente guidati dal dovere o dalla paura del giudizio.

Una riflessione conclusiva

Forse, a volte, siamo così impegnati a cercare di essere persone responsabili, capaci e all'altezza delle aspettative da dimenticare che abbiamo anche bisogno di sentirci vivi.

Possiamo aver imparato a organizzare, controllare, prevedere e raggiungere obiettivi, sviluppando capacità importanti.

Ma possiamo anche concederci la possibilità di fermarci, essere curiosi, giocare, creare e vivere esperienze che non devono necessariamente produrre qualcosa.

La vita non è fatta soltanto di ciò che riusciamo a realizzare, ma anche di ciò che possiamo sentire, condividere e vivere mentre la attraversiamo.

Ritrovare la spontaneità non significa rinunciare a ciò che siamo diventati, ma lasciare spazio anche a quelle parti di noi che, forse, abbiamo imparato a mettere da parte.

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