Vivere secondo le aspettative degli altri: come ritrovare ciò che vuoi davvero

A volte non ce ne accorgiamo subito.

Continuiamo a fare ciò che abbiamo sempre fatto. Cerchiamo di essere disponibili, responsabili, adeguati. Prendiamo decisioni pensando anche alle persone che abbiamo accanto e proviamo a non deludere nessuno.

Poi, magari in un momento apparentemente normale, arriva una domanda:

“Ma io, tutto questo, lo voglio davvero?”

È una domanda semplice, ma può essere difficile da sostenere.

Perché qualche volta scopriamo che una parte della nostra vita è stata costruita cercando di corrispondere a ciò che gli altri si aspettavano da noi.

E quando per molto tempo abbiamo imparato a orientarci attraverso le aspettative esterne, riconoscere ciò che desideriamo noi può diventare sorprendentemente complicato.

Quando le aspettative degli altri diventano le nostre

Crescere significa inevitabilmente confrontarsi con le aspettative.

La famiglia, la scuola, le relazioni, il lavoro e il contesto sociale ci trasmettono continuamente idee su ciò che è giusto, desiderabile o importante.

Essere responsabili.

Avere successo.

Non creare problemi.

Essere forti.

Essere disponibili.

Fare la scelta “giusta”.

Costruire una determinata vita.

Non c'è necessariamente qualcosa di negativo in tutto questo. Le aspettative degli altri contribuiscono anche alla nostra crescita e alla costruzione della nostra identità.

La difficoltà può nascere quando smettiamo di chiederci se quelle aspettative ci appartengono davvero.

A quel punto non stiamo più scegliendo soltanto tenendo conto degli altri.

Stiamo iniziando a vivere prevalentemente attraverso il loro sguardo.

Il bisogno di essere approvati

Dietro la tendenza a vivere secondo le aspettative degli altri può esserci un bisogno molto umano: sentirsi accettati.

Tutti abbiamo bisogno, in misura diversa, di riconoscimento, appartenenza e approvazione.

Per alcune persone, però, il timore di deludere può diventare particolarmente intenso.

Dire qualcosa che l'altro potrebbe non condividere, prendere una decisione diversa da quella immaginata per noi oppure mostrare una parte di noi meno conforme alle aspettative può far emergere paura, senso di colpa o insicurezza.

Così può diventare più semplice adattarsi.

Il problema è che ogni adattamento ha un costo quando richiede di mettere sistematicamente da parte ciò che sentiamo.

“Cosa penseranno di me?”

Ci sono persone che, davanti a una decisione, si chiedono quasi automaticamente:

“Cosa penseranno gli altri?”

È una domanda comprensibile.

Ma può essere interessante osservare quanto spazio occupi rispetto a un'altra domanda:

“Io cosa penso di questa scelta?”

Se la prima domanda prende continuamente il posto della seconda, il giudizio esterno può diventare una sorta di bussola.

Possiamo scegliere un percorso professionale perché appare più prestigioso.

Rimanere in una relazione perché gli altri la considerano giusta.

Accettare impegni che non desideriamo.

Nascondere alcune parti di noi.

Continuare a interpretare il ruolo della persona affidabile, forte, disponibile o impeccabile anche quando quel ruolo comincia a starci stretto.

Non necessariamente perché qualcuno ce lo imponga direttamente.

A volte siamo noi ad aver interiorizzato quelle aspettative al punto da non avere più bisogno che qualcuno ce le ricordi.

Quando non sai più cosa vuoi

Una frase che può emergere anche in psicoterapia è:

“Non so cosa voglio.”

Non sempre significa non avere desideri.

A volte significa aver trascorso così tanto tempo a considerare ciò che era giusto per gli altri da aver perso familiarità con ciò che sentiamo noi.

Quando siamo molto abituati ad adattarci, riconoscere un desiderio personale può persino provocare disagio.

Possiamo chiederci se sia legittimo.

Se sia egoista.

Se deluderà qualcuno.

Se saremo ancora apprezzati facendo una scelta differente.

E allora torniamo rapidamente verso ciò che conosciamo meglio: adattarci.

Adattarsi non è sempre sbagliato

Credo sia importante evitare anche l'estremo opposto.

Non possiamo vivere pensando esclusivamente a noi stessi.

Le relazioni richiedono inevitabilmente compromessi, attenzione reciproca e capacità di adattamento.

La questione non è quindi:

“Mi sto adattando agli altri?”

La domanda può essere piuttosto:

“Quanto spazio rimane per me mentre mi adatto?”

Posso scegliere di fare qualcosa per una persona alla quale voglio bene anche se, in quel momento, avrei preferito altro.

La differenza è poter sentire che sto facendo una scelta.

Quando invece l'adattamento diventa automatico, possiamo iniziare a percepire una distanza crescente tra la vita che stiamo vivendo e quella che sentiamo più nostra.

Il rischio di costruire un'identità attraverso lo sguardo degli altri

Nel mio modo di intendere il lavoro psicoterapeutico, questo tema riguarda profondamente anche l'identità.

Chi sono quando non devo dimostrare qualcosa?

Chi sono quando non devo compiacere qualcuno?

Chi sono se smetto, almeno per un momento, di cercare conferme all'esterno?

Non sono domande alle quali dobbiamo necessariamente trovare una risposta immediata.

Ma possono aiutarci a osservare quanto la nostra immagine di noi stessi dipenda dal riconoscimento degli altri.

Se il nostro valore personale è costruito prevalentemente attraverso l'approvazione esterna, ogni disaccordo rischia di diventare una minaccia.

Non essere approvati può iniziare a sembrare equivalente a non essere abbastanza.

E allora diventa ancora più difficile scegliere liberamente.

Ritrovare ciò che desideriamo davvero

Riconnettersi con i propri desideri non significa improvvisamente cambiare vita.

Spesso il percorso comincia da cose molto più piccole.

Accorgersi di ciò che ci piace.

Riconoscere ciò che ci pesa.

Notare quando diciamo sì mentre dentro sentiamo no.

Osservare quali decisioni ci fanno sentire più vicini a noi stessi e quali, invece, sembrano allontanarci.

Può essere utile fermarsi davanti a una scelta e domandarsi:

“Se non dovessi dimostrare niente a nessuno, cosa sceglierei?”

La risposta non deve necessariamente diventare subito un'azione.

A volte è già importante riuscire ad ascoltarla.

Deludere qualcuno non significa necessariamente sbagliare

Questo può essere uno dei passaggi più difficili.

Quando iniziamo a modificare il nostro modo di stare nelle relazioni, non sempre gli altri reagiscono come vorremmo.

Una persona abituata alla nostra continua disponibilità potrebbe non comprendere immediatamente un nuovo confine.

Qualcuno potrebbe essere deluso da una nostra decisione.

Ma la delusione dell'altro non dimostra automaticamente che abbiamo fatto qualcosa di sbagliato.

Diventare più autonomi significa anche accettare che non tutte le nostre scelte saranno comprese, condivise o approvate.

Possiamo ascoltare gli altri senza consegnare loro completamente la direzione della nostra vita.

Dall'adattamento alla scelta

In psicoterapia non considero l'obiettivo quello di liberarsi dalle aspettative degli altri.

Sarebbe probabilmente impossibile, oltre che poco realistico.

Mi interessa maggiormente aiutare la persona a distinguere.

Cosa desidero io?

Cosa desiderano gli altri per me?

Quanto di ciò che faccio nasce da una scelta e quanto dalla paura di deludere?

Quale parte di me sto cercando di proteggere attraverso l'approvazione?

È in questo spazio che può gradualmente svilupparsi una maggiore libertà.

Non la libertà di ignorare gli altri, ma quella di poterli ascoltare senza perdere la possibilità di ascoltare anche se stessi.

Forse conoscere se stessi significa anche imparare, poco alla volta, a distinguere la propria voce da tutte quelle che abbiamo interiorizzato nel corso della nostra storia.

E arrivare a chiederci non soltanto:

“Cosa si aspettano da me?”

ma anche:

“Che cosa desidero io per la mia vita?” 🌱

Quando può essere utile un percorso psicologico

Se senti di vivere prevalentemente cercando di soddisfare le aspettative degli altri, fai fatica a riconoscere ciò che desideri o provi senso di colpa quando provi a scegliere per te, un percorso psicologico può aiutarti a comprendere meglio ciò che accade.

Non si tratta di imparare a pensare soltanto a se stessi, ma di costruire uno spazio nel quale anche i propri bisogni, desideri e confini possano essere riconosciuti.

Nel mio lavoro accompagno la persona nell'esplorazione della propria storia, delle relazioni e degli schemi che tendono a ripetersi, per comprendere da dove nasce quel bisogno di adattarsi e costruire progressivamente modalità più consapevoli e personali di stare con se stessi e con gli altri.

🌿 Se senti che questo tema ti riguarda e desideri approfondirlo, puoi contattarmi per un primo colloquio psicologico o psicoterapeutico, in studio oppure online. Insieme possiamo comprendere meglio ciò che stai vivendo e valutare il percorso più adatto a te.

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