Ansia da separazione: sentirsi sicuri anche nella distanza
Ci sono momenti in cui l’assenza di una persona importante non viene vissuta semplicemente come distanza.
Un messaggio rimane senza risposta. Una telefonata tarda ad arrivare. Il partner esce senza di noi. Dopo una discussione l’altro ha bisogno di stare un po’ per conto suo.
E dentro può attivarsi qualcosa di molto più intenso:
“Si sta allontanando.”
“Non gli importa più di me.”
“E se mi lasciasse?”
“Senza di lui non ce la faccio.”
Nel mio lavoro di psicoterapeuta considero importante distinguere ciò che sta realmente accadendo da ciò che la distanza può significare emotivamente per quella persona.
Perché a volte non stiamo reagendo soltanto all’assenza dell’altro.
Stiamo reagendo alla paura di perderlo.
Quando la distanza viene vissuta come abbandono
L’ansia da separazione può comparire quando la distanza, reale o immaginata, da una persona significativa viene vissuta con forte paura, insicurezza o senso di vuoto.
Può manifestarsi anche attraverso il corpo: agitazione, tachicardia, tensione, difficoltà a dormire, peso al petto o quella particolare sensazione di vuoto allo stomaco che sembra chiedere una risposta immediata.
E spesso arriva anche un impulso:
“Devo sapere.”
Devo chiamare.
Devo scrivere.
Devo capire cosa sta facendo.
Devo avere la certezza che tra noi non sia cambiato nulla.
Cercare vicinanza quando abbiamo paura è profondamente umano. La difficoltà nasce quando soltanto la presenza o la rassicurazione dell’altro riescono a farci sentire nuovamente al sicuro.
“Non risponde: mi sta lasciando”
Immaginiamo di mandare un messaggio a una persona importante.
Passa del tempo e non arriva risposta.
Il fatto concreto è semplice:
non ha ancora risposto.
Ma dentro di noi possono rapidamente costruirsi altri significati:
“Mi sta evitando.”
“È arrabbiato con me.”
“Non gli interesso più.”
“Sta per lasciarmi.”
A quel punto l’ansia aumenta e possiamo telefonare ripetutamente, mandare altri messaggi, chiedere rassicurazioni oppure arrabbiarci.
È interessante osservare il passaggio:
DISTANZA → PAURA → INTERPRETAZIONE → BISOGNO DI RASSICURAZIONE → REAZIONE
La funzione riflessiva può aiutarci a introdurre qualcosa in questa sequenza:
uno spazio.
Realtà e paura non sono sempre la stessa cosa
Quando l’ansia aumenta, ciò che temiamo può sembrarci una certezza.
Possiamo allora provare a domandarci:
“Che cosa sta realmente accadendo?”
e subito dopo:
“Che cosa temo che stia accadendo?”
Sono due domande molto diverse.
“Non mi ha risposto da un’ora” è un fatto.
“Non mi ha risposto perché non mi vuole più” è un’interpretazione.
Potrebbe essere corretta.
Ma potrebbero esserci molte altre spiegazioni.
Mentalizzare significa anche riuscire a tollerare, almeno per un po’, di non sapere ancora.
“Ti lascio prima che possa lasciarmi tu”
La paura della separazione non porta sempre ad aggrapparsi all’altro.
A volte produce il comportamento apparentemente opposto.
Durante una discussione possiamo percepire il rischio di essere lasciati e dire:
“Allora basta.”
“È finita.”
“Non voglio più vederti.”
Possiamo chiudere, attaccare o allontanarci.
Non sempre perché desideriamo realmente terminare quella relazione.
Talvolta allontanare l’altro per primi può diventare un modo per evitare un’esperienza ancora più dolorosa:
rischiare di essere abbandonati.
Si crea così un paradosso: proprio i comportamenti utilizzati per proteggerci dalla perdita possono aumentare la distanza nella relazione.
Avere bisogno dell’altro non è il problema
Credo sia importante chiarire un punto.
L’obiettivo non è diventare persone che non hanno bisogno di nessuno.
Abbiamo bisogno di legami.
Ci tranquillizza sapere che qualcuno c’è. Sentire la mancanza di una persona significativa è naturale. Desiderare vicinanza, affetto e rassicurazione fa parte della nostra esperienza relazionale.
Autonomia non significa autosufficienza emotiva assoluta.
La questione è poter progressivamente passare da:
“Senza di te non posso stare”
a:
“La tua presenza per me è importante, posso sentire la tua mancanza e, nello stesso tempo, continuare a sentirmi sufficientemente stabile anche quando non ci sei.”
È una differenza profonda.
Imparare a tollerare piccole distanze
Quando sentiamo attivarsi l’allarme della separazione, può essere utile innanzitutto riconoscerlo:
“In questo momento ho paura di perdere questa persona.”
Prima di agire possiamo provare a sentire ciò che accade nel corpo.
Dove sento l’ansia?
Quanto è intensa?
Quale pensiero la sta accompagnando?
Qual è il fatto concreto?
Che cosa, invece, sto immaginando?
Non si tratta di convincersi che “va tutto bene”.
Si tratta di evitare che la paura diventi immediatamente realtà.
Poi possiamo provare, gradualmente, a tollerare una piccola distanza senza cercare subito una rassicurazione.
Continuare ciò che stavamo facendo.
Aspettare.
Occuparci della nostra giornata.
Ogni volta che attraversiamo una distanza senza che il legame scompaia possiamo fare una nuova esperienza:
la lontananza non equivale necessariamente alla perdita.
Prendersi cura della parte che teme di rimanere sola
Dietro una forte ansia da separazione può esserci una parte molto vulnerabile.
Una parte che, in quel momento, non ha semplicemente paura che qualcuno sia distante.
Può temere di non riuscire a stare senza quella persona.
Invece di giudicarla possiamo provare ad ascoltarla:
“Capisco che hai paura.”
“Questa distanza ti fa sentire insicuro.”
“Ma oggi possiedi anche altre risorse.”
“Puoi sentire la mancanza di qualcuno senza perdere te stesso insieme a lui.”
Non è una frase magica per eliminare l’ansia.
È un modo diverso di stare con ciò che proviamo.
Costruire più punti di appoggio
Se tutta la nostra sicurezza emotiva dipende da una sola persona, ogni sua distanza rischia inevitabilmente di diventare enorme.
Per questo è importante costruire progressivamente più punti di appoggio.
Amicizie, interessi, lavoro, attività, obiettivi personali, capacità di trascorrere del tempo con noi stessi e relazioni differenti possono contribuire a rendere più stabile il nostro mondo.
Non per rendere meno importante chi amiamo.
Ma perché una relazione può essere una fonte fondamentale di sicurezza senza dover diventare l’unica.
Vicini senza essere fusi
Una relazione sufficientemente sana permette due esperienze che possono sembrare opposte:
essere vicini senza perdere sé stessi
e
essere temporaneamente lontani senza sentirsi necessariamente abbandonati.
Possiamo desiderare qualcuno senza doverlo trattenere.
Possiamo sentire la sua mancanza senza controllarlo.
Possiamo chiedere rassicurazione senza averne continuamente bisogno per sentirci al sicuro.
Possiamo amare qualcuno continuando ad avere un nostro spazio.
🌿 “Posso sentire la tua mancanza senza perdermi. Posso volerti vicino senza doverti trattenere.”
Quando può essere utile la psicoterapia?
Se la distanza nelle relazioni attiva frequentemente paura intensa, bisogno continuo di rassicurazioni, gelosia, controllo oppure la tendenza ad aggrapparsi e poi allontanare l’altro, può essere utile provare a comprendere cosa renda la separazione così difficile da tollerare.
In psicoterapia possiamo esplorare ciò che accade nel presente e, quando significativo, comprendere anche come le esperienze relazionali precedenti abbiano contribuito al modo in cui oggi viviamo vicinanza, distanza, sicurezza e paura dell’abbandono.
L’obiettivo non è imparare a non avere bisogno degli altri.
È costruire progressivamente una sicurezza che permetta di dire:
“Il legame con te è importante, ma posso continuare a sentire me stesso anche quando non sei accanto a me.”
Ricevo come Psicologo e Psicoterapeuta a Carovigno (BR), anche per persone provenienti da Ostuni, San Vito dei Normanni e dai comuni limitrofi. Quando necessario sono disponibili anche colloqui online.
🌿 Se riconosci qualcosa di te in queste dinamiche, puoi contattarmi per un primo colloquio e provare a comprenderle insieme.