Funzione riflessiva ed equilibrio emotivo: comprendere sé stessi, gli altri e le relazioni
Ci sono momenti in cui ci sentiamo forti, sicuri, pieni di energia. Tutto sembra più semplice e abbiamo la sensazione di poter affrontare qualsiasi cosa.
Poi può bastare una delusione, un “no”, una risposta diversa da quella che aspettavamo o una giornata difficile perché la prospettiva cambi completamente.
“Prima andava tutto bene, adesso va tutto male.”
“Pensavo di farcela, invece non cambierò mai.”
“Se si è comportato così, allora non gli importa di me.”
Nel mio lavoro di psicoterapeuta trovo particolarmente importante ciò che accade in questi passaggi. Quando cambia il nostro stato emotivo, può cambiare anche il modo in cui vediamo noi stessi, gli altri e ciò che ci sta accadendo.
La funzione riflessiva ci aiuta proprio a creare uno spazio nel quale possiamo provare a comprendere prima di reagire.
Che cos’è la funzione riflessiva?
La funzione riflessiva, o capacità di mentalizzazione, è la possibilità di osservare ciò che accade dentro di noi e provare a comprendere anche l’esperienza dell’altra persona.
Significa mettere in relazione ciò che è successo con pensieri, emozioni, bisogni, intenzioni e comportamenti.
Possiamo domandarci:
“Che cosa sto provando davvero?”
“Perché questa situazione mi sta coinvolgendo così tanto?”
“Quale significato le sto attribuendo?”
“Che cosa potrebbe stare vivendo l’altra persona?”
Mentalizzare, però, non significa leggere la mente.
Non possiamo sapere con certezza cosa pensa o prova qualcuno semplicemente perché lo immaginiamo.
Possiamo formulare delle ipotesi.
E, quando possibile, verificarle.
Sento → mi fermo → osservo → comprendo → scelgo.
È in questo piccolo spazio tra ciò che accade e la nostra risposta che possiamo recuperare una maggiore libertà.
Quando ciò che sentiamo diventa tutta la realtà
Le emozioni influenzano inevitabilmente il nostro modo di guardare ciò che ci circonda.
Quando stiamo bene possiamo sentirci più sicuri, capaci e ottimisti.
Quando prevalgono tristezza, rabbia, vergogna, paura o frustrazione, la stessa realtà può apparire completamente diversa.
Il rischio nasce quando il modo in cui ci sentiamo in quel momento diventa l’unico modo possibile di leggere noi stessi e ciò che sta accadendo.
Se sto male posso pensare:
“Non valgo niente.”
“Nessuno mi comprende.”
“Non cambierà mai nulla.”
Se invece attraversiamo una fase di forte entusiasmo potremmo sentirci improvvisamente invulnerabili:
“Adesso ho capito tutto.”
“Posso fare qualsiasi cosa.”
“Non ho bisogno di nessuno.”
Sono esperienze differenti, ma entrambe possono allontanarci da una visione più completa della realtà.
Cosa significa ritrovare il proprio centro?
Quando parlo di “centro” non intendo uno stato nel quale siamo sempre tranquilli, sereni e perfettamente equilibrati.
Sarebbe poco realistico.
Essere centrati significa poter provare emozioni anche intense senza lasciare che, da sole, definiscano completamente chi siamo, chi è l’altro o ciò che sta accadendo.
Posso pensare:
“Sto bene e mi sento forte, ma continuo ad avere limiti e fragilità.”
Oppure:
“Oggi sto male, ma questo momento non racconta tutta la mia vita.”
E nelle relazioni:
“Sono molto arrabbiato con questa persona, ma posso continuare a riconoscere anche ciò che di positivo esiste nel nostro rapporto.”
L’equilibrio emotivo, allora, non consiste nel rimanere immobili al centro.
Consiste nella capacità di muoversi tra stati emotivi differenti senza perdere completamente la continuità di sé.
“Ce l’ha con me”: realtà o interpretazione?
Immaginiamo che una persona ci risponda in maniera fredda.
Il fatto osservabile è che la risposta è stata fredda.
Ma la nostra mente può aggiungere immediatamente:
“Ce l’ha con me.”
Potrebbe essere vero.
Ma potrebbe anche non esserlo.
Forse quella persona è preoccupata, stanca, distratta o sta vivendo qualcosa che non conosciamo.
La funzione riflessiva ci permette di passare da:
“So cosa pensa.”
a:
“Questa è la mia interpretazione. Quali altre spiegazioni potrebbero esserci?”
Non significa ignorare le nostre percezioni.
Significa riconoscere la differenza tra ciò che sappiamo e ciò che stiamo ipotizzando.
Guardare sotto l’emozione
A volte diciamo semplicemente:
“Sono arrabbiato.”
Ma fermandoci un po’ più a lungo potremmo scoprire che sotto quella rabbia c’è altro.
Una delusione.
La paura di essere rifiutati.
Vergogna.
Solitudine.
La sensazione di non essere stati riconosciuti.
Comprendere un’emozione non significa eliminarla.
Significa domandarsi che cosa ci sta comunicando.
Può essere utile partire anche dal corpo:
Dove sento questa emozione?
Quanto è intensa da 0 a 10?
Che cosa è accaduto poco prima?
Di cosa avrei bisogno in questo momento?
Prima di modificare ciò che sentiamo, possiamo provare a conoscerlo.
Le diverse parti di noi
In alcune situazioni possiamo accorgerci che dentro di noi sembrano attivarsi modalità differenti.
Una parte può sentirsi vulnerabile e temere il rifiuto.
Un’altra può diventare molto critica e dirci che abbiamo sbagliato tutto.
Un’altra ancora può voler agire immediatamente per liberarsi dalla tensione.
Non dobbiamo necessariamente scegliere quale di queste parti sia quella “vera”.
Possiamo provare a riconoscerle e chiederci:
“Che cosa sta cercando di proteggere questa parte di me?”
La funzione riflessiva permette progressivamente di tenere insieme esperienze diverse senza essere completamente trascinati da una sola di esse.
Il presente può toccare qualcosa della nostra storia
A volte una situazione apparentemente piccola produce una reazione molto intensa.
Non significa automaticamente che la causa sia nel passato.
Ma possiamo domandarci:
“Questa esperienza mi ricorda qualcosa che ho già vissuto?”
Un rifiuto attuale potrebbe riattivare una vecchia sensibilità all’esclusione.
Una critica potrebbe toccare un senso di inadeguatezza già conosciuto.
Una distanza potrebbe risvegliare la paura di perdere qualcuno.
Comprendere questi collegamenti può aiutarci a distinguere:
ciò che sta realmente accadendo oggi
da
ciò che il presente sta riattivando della nostra storia.
È una distinzione che può cambiare profondamente il modo in cui reagiamo.
Le relazioni possono aiutarci a comprenderci
La funzione riflessiva non si sviluppa soltanto pensando da soli.
Anche il confronto con un’altra persona può diventare uno spazio nel quale osservare ciò che accade dentro di noi.
Raccontare un episodio, ascoltare una prospettiva differente, accorgerci di ciò che attribuiamo all’altro e verificare le nostre interpretazioni può aiutarci a vedere qualcosa che, da soli, non riuscivamo a riconoscere.
Anche la relazione terapeutica può avere questa funzione: non soltanto parlare di ciò che accade fuori dalla seduta, ma osservare insieme il modo in cui viviamo emozioni e relazioni.
Un piccolo “termometro” del proprio centro
Può essere utile immaginare una linea:
FASE NEGATIVA ←────── CENTRO ──────→ FASE POSITIVA
Durante la giornata possiamo chiederci:
Dove mi trovo in questo momento?
Il mio stato emotivo sta modificando il modo in cui vedo me stesso?
Come sto vedendo gli altri?
Sto trasformando ciò che sento in una certezza?
Che cosa potrebbe aiutarmi ad avvicinarmi nuovamente al centro?
Non dobbiamo costringerci a tornare immediatamente “positivi”.
L’obiettivo è recuperare una visione più ampia.
Equilibrio emotivo non significa stare sempre bene
Questo è forse il punto che considero più importante.
Essere emotivamente equilibrati non significa non arrabbiarsi, non essere tristi, non avere paura o non attraversare momenti di entusiasmo.
Significa poter vivere queste esperienze senza perdere completamente la capacità di pensare.
Possiamo stare male senza concludere che tutto vada male.
Possiamo sentirci molto bene senza credere che ogni difficoltà sia definitivamente scomparsa.
Possiamo essere arrabbiati con qualcuno senza trasformarlo improvvisamente in una persona completamente negativa.
Possiamo essere delusi da noi stessi senza perdere il senso del nostro valore.
🌿 Io non sono soltanto come mi sento in questo momento.
Quando può essere utile la psicoterapia?
Se ti accorgi che il modo in cui percepisci te stesso, gli altri o le tue relazioni cambia molto rapidamente insieme alle emozioni, oppure se nei momenti di maggiore attivazione diventa difficile fermarti e comprendere ciò che sta accadendo, un percorso psicoterapeutico può aiutarti a sviluppare progressivamente una maggiore capacità riflessiva.
Non per eliminare le oscillazioni emotive, ma per imparare a riconoscerle, comprenderle e attraversarle senza esserne completamente trascinati.
Il nostro equilibrio non consiste nello stare sempre bene, ma nel riuscire progressivamente a ritrovare il nostro centro anche quando ciò che proviamo cambia.
Ricevo come Psicologo e Psicoterapeuta a Carovigno (BR), anche per persone provenienti da Ostuni, San Vito dei Normanni, San Michele Salentino e Ceglie Messapica. Sono disponibili anche colloqui online quando necessario.
🌿 Se senti che questo tema ti riguarda, puoi contattarmi per un primo colloquio e comprendere insieme ciò che stai vivendo.