Problem solving: dal pensiero rigido al pensiero creativo
Ci sono momenti in cui incontriamo un problema e, quasi senza accorgercene, la nostra mente sembra restringere il campo.
“Non c’è niente da fare.”
“O va così oppure non serve.”
“Ho già provato.”
“È sempre la stessa storia.”
Quando siamo coinvolti emotivamente, frustrati o preoccupati, può diventare più difficile vedere alternative. Continuiamo allora a guardare la situazione dallo stesso punto di vista e, spesso, a utilizzare le stesse risposte.
Nel mio lavoro di psicoterapeuta trovo interessante osservare proprio questo passaggio: a volte il problema non è soltanto ciò che abbiamo davanti, ma il fatto che riusciamo a immaginare una sola maniera di affrontarlo.
E se quella strada non funziona, possiamo sentirci bloccati.
Il problem solving non consiste semplicemente nel “trovare la soluzione giusta”. Significa anche imparare ad allargare lo sguardo, prendere in considerazione possibilità differenti e scegliere, tra quelle realisticamente disponibili, quella che può essere più utile.
Che cos’è il problem solving?
Il problem solving è la capacità di riconoscere un problema, comprenderlo, immaginare possibili alternative e verificarne concretamente l’efficacia.
Può sembrare un processo molto razionale.
Nella vita reale, però, i problemi arrivano insieme alle emozioni.
Una porta che si chiude può provocare frustrazione. Un “no” può farci sentire rifiutati. Una difficoltà lavorativa può attivare paura di non essere abbastanza. Un conflitto può far emergere rabbia e bisogno di avere immediatamente ragione.
Per questo risolvere un problema non significa soltanto pensare.
Significa anche riuscire a tollerare per qualche momento il fatto di non avere ancora una risposta.
È proprio in quello spazio che possono comparire possibilità nuove.
Quando il pensiero diventa rigido
Il pensiero rigido tende a organizzare la realtà attraverso alternative molto strette.
“O questo o niente.”
“O ho ragione io oppure ha ragione lui.”
“Se non posso farlo adesso, allora non si può fare.”
“Sono fatto così.”
In quei momenti non stiamo necessariamente scegliendo la soluzione migliore.
Stiamo spesso scegliendo la soluzione che conosciamo meglio.
Ed è una differenza importante.
La mente utilizza naturalmente esperienze precedenti per orientarsi. È utile: non possiamo reinventare tutto ogni volta.
Ma ciò che ha funzionato in passato non è necessariamente la risposta migliore nel presente.
Se continuiamo ad applicare la stessa strategia a situazioni differenti, possiamo finire per ripetere anche gli stessi risultati.
Pensiero creativo non significa trovare idee strane
Quando parliamo di creatività potremmo pensare all’arte, alla fantasia o alla capacità di inventare qualcosa di completamente nuovo.
Nel problem solving il significato può essere molto più semplice.
Pensare creativamente significa riuscire a domandarsi:
“Esiste un altro modo di vedere questa situazione?”
“Quale possibilità non sto prendendo in considerazione?”
“Se questa strada non funziona, cosa potrei modificare?”
Non significa che tutte le alternative siano valide.
Prima allarghiamo il campo.
Poi valutiamo.
È molto diverso dal concludere subito:
“Non c’è soluzione.”
Quando un “no” diventa molto più di un “no”
Immaginiamo di fare una richiesta e ricevere una risposta negativa.
Il fatto concreto è:
“La mia richiesta non è stata accolta.”
Ma dentro di noi potrebbero comparire rapidamente altri significati:
“Non mi ascoltano mai.”
“Non gli importa di me.”
“È inutile chiedere.”
A quel punto potremmo arrabbiarci, interrompere il confronto o rinunciare.
Ma fermandoci qualche momento potrebbero comparire altre domande:
Il no riguarda me oppure quella specifica richiesta?
Posso comprenderne il motivo?
Posso riparlarne in un altro momento?
Esiste una possibilità intermedia?
Il “no” rimane.
Ciò che cambia è il numero di possibilità che riusciamo a vedere.
Anche nelle relazioni possiamo diventare rigidi
Il pensiero rigido non riguarda soltanto problemi pratici.
Può comparire anche nelle relazioni.
Durante una discussione possiamo pensare:
“Se non capisce quello che gli sto dicendo, significa che non gli importa di me.”
Oppure:
“Se la pensa diversamente, allora è contro di me.”
Quando siamo emotivamente coinvolti, può diventare difficile ricordare che due persone possono avere punti di vista differenti senza che una delle due debba necessariamente essere sbagliata.
Una maggiore flessibilità può permetterci di chiederci:
“Potrebbe avere compreso diversamente ciò che ho detto?”
“Mi sono spiegato come avrei voluto?”
“Posso riconoscere il suo punto di vista senza rinunciare al mio?”
Essere flessibili non significa non avere convinzioni.
Significa riuscire a mantenere le proprie idee senza trasformarle nell’unica realtà possibile.
La frustrazione restringe lo sguardo
C’è un altro aspetto che considero importante.
Quando qualcosa non funziona, raramente reagiamo soltanto al problema.
Reagiamo anche alla frustrazione che il problema produce.
Avevamo immaginato un risultato.
Non arriva.
Avevamo un piano.
Non funziona.
Ed è proprio in quel momento che possono comparire pensieri assoluti:
“È inutile.”
“Non ci riesco.”
“Tanto finirà sempre così.”
Prima di cercare nuove soluzioni può essere quindi necessario riconoscere anche ciò che stiamo provando.
Sono frustrato?
Deluso?
Arrabbiato?
Spaventato?
Mi sento impotente?
Qualche volta, regolando un po’ l’attivazione emotiva, diventano visibili possibilità che pochi minuti prima sembravano inesistenti.
Fermarsi prima di risolvere
Quando ci accorgiamo che la nostra mente sta utilizzando parole come sempre, mai, deve, impossibile o non c’è alternativa, può essere utile non cercare immediatamente la soluzione.
Prima possiamo fermarci.
E chiederci:
“Qual è esattamente il problema che sto cercando di risolvere?”
Dire “va tutto male” rende molto difficile trovare una risposta.
Dire invece:
“Ho questa specifica difficoltà e vorrei capire come affrontarla”
rende il problema più definito.
E ciò che è definito può essere osservato con maggiore chiarezza.
Cosa dipende davvero da me?
Non tutti i problemi possono essere completamente risolti.
Alcune situazioni dipendono da noi.
Altre dipendono anche dalle decisioni di altre persone.
Altre ancora, almeno in quel momento, non possono essere modificate.
Una parte importante del problem solving consiste quindi nel distinguere:
Che cosa posso cambiare?
Che cosa posso influenzare?
Che cosa non dipende da me?
Non è rassegnazione.
È evitare di utilizzare energie nel tentativo di controllare qualcosa che non possiamo controllare, per concentrarle invece sullo spazio nel quale possiamo realmente agire.
La regola delle tre possibilità
Un piccolo esercizio che può aiutare consiste nel non fermarsi alla prima soluzione.
Quando sei convinto che esista una sola strada, prova a trovarne almeno tre.
Non devono essere tutte eccellenti.
L’obiettivo iniziale non è scegliere.
È allargare il campo.
Puoi anche chiederti:
“Cosa consiglierei a una persona a cui voglio bene nella stessa situazione?”
Oppure:
“Come guarderei questo problema se fossi più tranquillo?”
O ancora:
“Quale possibilità sto escludendo troppo velocemente?”
Cambiare posizione mentale può permetterci di vedere qualcosa che prima rimaneva fuori dal nostro campo visivo.
Una soluzione è anche un esperimento
A volte rimaniamo bloccati perché vogliamo sapere in anticipo quale sia la scelta perfetta.
Ma molte decisioni funzionano diversamente.
Possiamo formulare un’ipotesi.
Provarla.
Osservare ciò che accade.
E correggere la direzione.
Scelgo → provo → osservo → verifico → eventualmente modifico.
Se una strategia non funziona, questo non significa necessariamente:
“Ho fallito.”
Può significare semplicemente:
“Ora possiedo un’informazione in più.”
Anche questo è problem solving.
Cambiare idea non significa essere incoerenti
Per alcune persone modificare una posizione può essere vissuto quasi come una sconfitta.
“Se cambio idea significa che prima avevo torto.”
Ma possiamo vedere la questione in un altro modo.
Possiamo prendere una decisione con le informazioni che possediamo oggi e modificarla domani se emergono nuovi elementi.
La flessibilità psicologica non significa non sapere cosa si vuole.
Significa riuscire a integrare informazioni nuove senza sentirsi minacciati dal fatto di dover rivedere qualcosa.
È una capacità importante nelle decisioni, nel lavoro e nelle relazioni.
Un piccolo esercizio di problem solving
Prova a pensare a un problema che stai vivendo in questo momento.
Prima descrivilo in una frase concreta.
Poi chiediti:
Che cosa è realmente successo?
Che emozione mi provoca questa situazione?
Che cosa dipende da me e che cosa no?
Adesso individua la prima soluzione che ti viene spontanea.
Poi non fermarti.
Cercane almeno altre due.
Infine prova a valutare per ciascuna possibilità:
Quali potrebbero essere i vantaggi?
Quali difficoltà potrei incontrare?
Quale conseguenza potrebbe avere nel breve e nel lungo periodo?
A quel punto scegli una strada.
E considerala per ciò che è:
un tentativo consapevole, non una sentenza definitiva.
Dal bisogno di avere subito una risposta alla possibilità di esplorare
Forse uno degli aspetti più interessanti del problem solving non riguarda neppure la soluzione finale.
Riguarda ciò che accade dentro di noi quando qualcosa non va secondo i nostri programmi.
Riusciamo a tollerare l’incertezza?
Possiamo restare per qualche momento senza sapere cosa fare?
Possiamo prendere in considerazione il punto di vista di qualcun altro?
Possiamo ammettere che una strategia non ha funzionato senza trasformarlo in un giudizio su noi stessi?
Possiamo cambiare strada?
🌿 Essere flessibili non significa rinunciare a ciò in cui crediamo. Significa non restare prigionieri di un’unica possibilità.
Una frase che considero utile da ricordare è:
“Conosciamo una strada, ma questo non significa che non ne esista un’altra.”
Quando riusciamo a fermarci, definire meglio il problema, ampliare lo sguardo e sperimentare nuove risposte, non stiamo soltanto risolvendo una difficoltà.
Stiamo aumentando la nostra capacità di scegliere.
Quando può essere utile la psicoterapia?
Se ti accorgi che davanti agli imprevisti tendi frequentemente a bloccarti, reagire impulsivamente, vedere soltanto soluzioni estreme oppure ripetere modalità che riconosci come poco utili, può essere interessante comprendere cosa rende così difficile immaginare alternative.
In psicoterapia possiamo esplorare non soltanto come affronti i problemi, ma anche le emozioni, le convinzioni e le modalità relazionali che possono rendere alcune situazioni particolarmente difficili da tollerare.
L’obiettivo non è dirti quale decisione prendere, ma aiutarti a comprendere meglio ciò che accade e ad ampliare progressivamente il tuo spazio di scelta.
Ricevo come Psicologo e Psicoterapeuta a Carovigno, in provincia di Brindisi, anche per persone provenienti da Ostuni, San Vito dei Normanni, San Michele Salentino e Ceglie Messapica. Quando necessario sono disponibili anche colloqui online.
🌿 Se senti che questo tema ti riguarda, puoi contattarmi o prenotare un primo colloquio per comprendere insieme la difficoltà che stai vivendo e valutare il percorso più adatto alle tue esigenze.