La noia: tollerare il vuoto e trasformarlo in uno spazio creativo
La noia viene spesso vissuta come qualcosa da eliminare il prima possibile.
Appena arriva, cerchiamo uno stimolo: prendiamo il telefono, accendiamo la televisione, mangiamo qualcosa, scriviamo a qualcuno o troviamo subito qualcosa da fare.
Come se non avere nulla che ci occupi fosse diventato difficile da tollerare.
Eppure la noia non è necessariamente un problema. A volte può diventare uno spazio interessante per comprendere meglio ciò che accade dentro di noi.
La domanda, allora, non è soltanto:
“Come faccio a non annoiarmi?”
Può diventare anche:
“Che cosa succede dentro di me quando non c’è niente che mi distrae?”
Che cos’è la noia?
La noia compare spesso quando ciò che stiamo vivendo ci sembra poco stimolante, ripetitivo o privo di significato.
Può manifestarsi in modi differenti.
A volte sentiamo pesantezza, poca energia, sonnolenza e difficoltà a concentrarci. Il tempo sembra non passare.
Altre volte accade il contrario: diventiamo irrequieti, abbiamo bisogno di muoverci continuamente e sentiamo quasi l’urgenza di trovare qualcosa da fare.
In entrambi i casi la mente sembra dirci:
“Deve succedere qualcosa.”
Ed è proprio questo impulso che può diventare interessante osservare.
Perché facciamo tanta fatica a non avere stimoli?
Siamo abituati ad avere continuamente qualcosa a disposizione.
Bastano pochi secondi di attesa perché la mano vada verso lo smartphone.
Non c’è nulla di sbagliato nel cercare qualcosa di piacevole. La questione cambia quando sentiamo di non poter tollerare neppure pochi minuti senza uno stimolo.
La noia può allora trasformarsi nella ricerca continua di gratificazione.
Social, cibo, shopping, lavoro, conversazioni, serie televisive o qualsiasi altra attività possono diventare modi per riempire immediatamente quello spazio.
Il punto non è stabilire se una determinata attività sia buona o cattiva.
Mi interessa soprattutto una domanda:
“Sto scegliendo ciò che voglio fare oppure sto cercando qualcosa che mi impedisca di sentire ciò che sta emergendo?”
A volte dietro “mi annoio” c’è qualcos’altro
Nel lavoro psicologico una frase apparentemente semplice come “mi annoio” può meritare qualche domanda in più.
A volte è davvero soltanto noia.
Altre volte, continuando ad ascoltarsi, possono emergere solitudine, tristezza, ansia, vuoto, frustrazione o poca motivazione.
Ed è proprio quando tutto si ferma che alcune di queste esperienze diventano più visibili.
Non significa che dietro ogni momento di noia debba esserci necessariamente un significato nascosto.
Significa però concedersi la possibilità di chiedersi:
“È davvero soltanto noia? Cosa sto provando in questo momento?”
Questa piccola domanda può trasformare una reazione automatica in uno spazio di maggiore consapevolezza.
La noia non è un’emergenza
Una delle capacità che possiamo allenare consiste proprio nel non reagire immediatamente.
Quando arriva il bisogno di fare qualcosa, possiamo concederci qualche minuto.
Sentire il corpo.
Osservare se prevalgono pesantezza oppure irrequietezza.
Accorgerci del pensiero:
“Devo trovare qualcosa da fare.”
E aspettare un po’.
Non significa costringerci a non fare niente.
Significa creare un piccolo spazio tra ciò che sentiamo e ciò che facciamo.
È proprio in quello spazio che possiamo recuperare una possibilità importante:
scegliere.
Quando il vuoto può diventare creativo
C’è poi un’altra dimensione della noia che spesso dimentichiamo.
Se riempiamo continuamente ogni momento libero, rischiamo di togliere spazio anche alla curiosità.
Molte idee nascono proprio quando la mente non è immediatamente impegnata in qualcosa.
Essere creativi non significa necessariamente dipingere, scrivere o fare qualcosa di artistico.
Può significare anche guardare diversamente ciò che già conosciamo.
Una passeggiata può essere sempre la stessa e, allo stesso tempo, farci notare qualcosa che non avevamo mai visto.
Un’attività ripetitiva può diventare l’occasione per trovare un modo diverso di svolgerla.
Una pausa può permetterci di accorgerci di ciò che desideriamo davvero fare.
Non sempre abbiamo bisogno di cambiare ciò che abbiamo davanti.
A volte possiamo cambiare il modo in cui lo viviamo.
Imparare a stare qualche minuto nella noia
Quando senti arrivare la noia, prima di cercare immediatamente qualcosa che la faccia sparire, puoi provare a porti alcune domande.
Che cosa sento nel corpo?
Sono stanco oppure irrequieto?
Che emozione c’è?
Sto cercando qualcosa che desidero davvero oppure soltanto uno stimolo?
Di cosa avrei bisogno in questo momento?
E poi:
“Quello che sto per fare lo sto scegliendo oppure sto semplicemente cercando di riempire questo spazio?”
Dopo potrai decidere di camminare, leggere, ascoltare musica, allenarti, parlare con qualcuno o dedicarti a qualcosa che ti interessa.
Ma sarà una scelta un po’ più consapevole.
Non dobbiamo riempire bene ogni momento
C’è però un altro rischio.
Potremmo trasformare anche la gestione della noia in una nuova prestazione:
“Devo usare bene ogni momento libero.”
Non è questo l’obiettivo.
Qualche volta possiamo semplicemente non fare niente per qualche minuto.
Restare.
Aspettare.
Lasciare che la mente vaghi.
E scoprire che non tutto ciò che sentiamo deve essere immediatamente modificato.
Tollerare il vuoto significa anche imparare che non abbiamo sempre bisogno di una gratificazione immediata.
Una domanda da portare con sé
La prossima volta che arriva la noia, prova a non chiederti subito:
“Cosa posso fare?”
Prova prima a domandarti:
“Se non riempissi immediatamente questo momento, che cosa potrei incontrare?”
Magari niente di particolare.
Oppure un pensiero.
Un’emozione.
Un bisogno.
Un desiderio.
O semplicemente un po’ di silenzio.
La noia non deve necessariamente essere eliminata.
A volte può essere uno spazio da attraversare.
E proprio da quello spazio può nascere qualcosa di nuovo.
Quando può essere utile la psicoterapia?
Se il bisogno di essere continuamente impegnati o stimolati diventa difficile da controllare, oppure se fermarsi fa emergere ansia, tristezza, senso di vuoto o un disagio difficile da comprendere, può essere utile esplorare ciò che accade.
In psicoterapia possiamo provare a comprendere non soltanto come riempiamo il vuoto, ma anche che cosa rende difficile restare, anche solo per qualche momento, senza cercare immediatamente uno stimolo.
Se vivi a Carovigno, in provincia di Brindisi, oppure nelle zone di Ostuni, San Vito dei Normanni, San Michele Salentino o Ceglie Messapica, puoi rivolgerti al mio studio per valutare insieme un percorso psicologico o psicoterapeutico.
Ricevo come Psicologo e Psicoterapeuta a Carovigno, in via Caracciolo 23, nei pressi dell’area del mercato comunale e della strada verso il Santuario di Belvedere e Santa Sabina. Quando necessario, sono disponibili anche colloqui online.
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