Autostima: imparare a riconoscere il proprio valore senza doverlo dimostrare continuamente
Ti capita di sentirti sicuro di te quando le cose vanno bene e di mettere improvvisamente tutto in discussione quando sbagli? Di confrontarti con gli altri per capire quanto vali? Oppure di avere bisogno di conferme, risultati o approvazione per sentirti abbastanza?
Quando parliamo di autostima pensiamo spesso alla sicurezza, alla capacità di credere in se stessi o al sentirsi soddisfatti di ciò che si è.
Ma forse c'è una domanda ancora più importante:
«Riesco a continuare a riconoscere il mio valore anche quando sbaglio, vengo criticato, non riesco o qualcuno non mi sceglie?»
Perché una buona autostima non significa pensare sempre bene di sé. Significa poter mantenere un'immagine sufficientemente stabile e realistica di se stessi anche quando qualcosa ci mette in discussione.
1. Che cos'è davvero l'autostima?
L'autostima riguarda il modo in cui percepiamo e valutiamo noi stessi: le nostre capacità, i nostri limiti e, più profondamente, il valore che attribuiamo alla nostra persona.
Non significa convincersi di essere speciali, migliori degli altri o capaci di fare tutto.
Un'autostima equilibrata permette di tenere insieme aspetti diversi:
«Ci sono cose che so fare bene e altre nelle quali faccio fatica.»
«Posso essere soddisfatto di me senza sentirmi superiore.»
«Posso riconoscere un limite senza considerarmi inferiore.»
«Posso sbagliare senza diventare il mio errore.»
Quando l'autostima è fragile, invece, il senso del proprio valore può dipendere fortemente da ciò che accade.
Un successo ci fa sentire capaci. Un fallimento può farci sentire inutili.
Un complimento ci rassicura. Una critica può farci dubitare di tutto.
Essere scelti ci fa sentire desiderabili. Un rifiuto può diventare:
«Non valgo abbastanza.»
Il problema, quindi, non è desiderare approvazione, successo o riconoscimento. Sono esperienze importanti per tutti.
La difficoltà nasce quando diventano l'unico specchio nel quale riusciamo a vedere il nostro valore.
2. Come si manifesta una bassa autostima nella vita quotidiana?
Immagina di commettere un errore sul lavoro.
Una persona può pensare:
«Ho sbagliato. Vediamo come posso correggere.»
Un'altra può immediatamente dirsi:
«Sono sempre il solito. Non sono capace.»
Il fatto è lo stesso.
Ciò che cambia è il significato attribuito all'errore.
La bassa autostima può manifestarsi anche attraverso il confronto continuo:
«Lui è più bravo di me.»
«Lei è più interessante.»
«Gli altri sono più avanti.»
Il confronto diventa una specie di misuratore interno attraverso cui cerchiamo continuamente di capire quanto valiamo.
Ma esiste anche una modalità apparentemente opposta.
Quando sentirsi inferiori diventa troppo doloroso, alcune persone possono aver bisogno di sentirsi superiori: svalutano gli altri, tollerano con difficoltà le critiche oppure devono dimostrare di avere ragione.
Non sempre dietro una grande sicurezza esteriore esiste un'autostima altrettanto stabile.
Talvolta grandiosità e svalutazione possono proteggere una parte di sé molto più vulnerabile.
Un'autostima equilibrata non richiede né di stare sotto né di stare sopra.
Permette di stare accanto.
3. Come migliorare l'autostima?
Il primo passo può essere osservare il modo in cui parli a te stesso quando qualcosa va storto.
Se commetti un errore e pensi:
«Sono un fallimento»
prova a fermarti.
Chiediti:
«Sto descrivendo ciò che è successo oppure sto trasformando un comportamento in un giudizio su tutta la mia persona?»
Prova quindi a formulare una descrizione più realistica:
«Questa volta ho sbagliato. Posso capire perché e provare a correggere.»
Non si tratta di pensare positivo.
Si tratta di pensare in modo più completo.
Un secondo passaggio riguarda il confronto.
Quando ti accorgi di misurarti continuamente con qualcuno, prova a chiederti:
«Sto osservando l'altro per imparare qualcosa oppure per stabilire chi vale di più?»
Infine prova a riconoscere le tue qualità senza trasformarle in superiorità.
Puoi essere bravo in qualcosa.
Puoi esserne soddisfatto.
Puoi perfino esserne orgoglioso.
Riconoscere una qualità non significa diventare arroganti, così come riconoscere un limite non significa perdere valore.
4. Un esercizio per costruire un'immagine di sé più equilibrata
Prendi un foglio e dividi lo spazio in tre parti.
Nella prima scrivi:
LE MIE RISORSE
Individua tre qualità concrete. Non ciò che vorresti essere, ma qualcosa che riconosci realmente in te.
Nella seconda:
LE MIE FRAGILITÀ
Scrivi tre aspetti nei quali fai fatica.
Prova a farlo senza insultarti e senza giustificarti.
Nella terza:
CIÒ CHE STO IMPARANDO
Scegli qualcosa su cui desideri crescere.
Adesso guarda contemporaneamente le tre parti.
Quella sei tu.
Non soltanto le risorse.
Non soltanto le fragilità.
Non soltanto ciò che devi ancora imparare.
Poi chiediti:
«Cosa succede dentro di me quando guardo anche le parti che non mi piacciono?»
E ancora:
«Riesco a riconoscerle senza sentire che cancellano tutto il resto?»
Costruire autostima significa anche sviluppare la capacità di avere una rappresentazione di sé complessa, realistica e integrata.
5. Da dove nasce il modo in cui guardiamo noi stessi? Uno sguardo psicodinamico
Il senso del nostro valore non nasce nel vuoto.
Comincia a costruirsi nelle relazioni.
Prima ancora di poterci dire chi siamo, incontriamo lo sguardo degli altri: veniamo accolti, riconosciuti, incoraggiati, criticati, ignorati, idealizzati oppure confrontati.
Progressivamente alcune di queste esperienze possono diventare parte del modo in cui guardiamo noi stessi.
Se ho imparato che ricevo attenzione soprattutto quando riesco, potrei interiorizzare:
«Valgo quando ottengo risultati.»
Se sono stato frequentemente confrontato con gli altri:
«Per sapere quanto valgo devo vedere se sono migliore o peggiore.»
Se mostrare fragilità provocava critica o distanza:
«Per essere accettato devo essere forte.»
A quel punto lo sguardo esterno può trasformarsi in uno sguardo interno.
Nessuno deve più dirci che non siamo abbastanza.
Abbiamo imparato a dircelo da soli.
Per questo può essere interessante domandarsi:
«Quando sbaglio, di chi sembra essere la voce con cui mi giudico?»
«Per cosa mi sentivo apprezzato nelle mie relazioni importanti?»
«Cosa temo che gli altri vedano quando mostro un mio limite?»
«Chi sarei se non dovessi continuamente dimostrare il mio valore?»
Un percorso di crescita dell'autostima, allora, non consiste semplicemente nell'aggiungere pensieri positivi.
Può significare comprendere come abbiamo imparato a guardarci e costruire progressivamente un modo nuovo di stare in relazione con noi stessi.
6. Falsi miti sull'autostima
“Avere autostima significa essere sempre sicuri.”
No. Possiamo avere un'autostima sufficientemente stabile e continuare a provare insicurezza, paura o dubbio in alcune situazioni.
“Devo imparare a pensare di essere il migliore.”
Sentirsi superiori non equivale ad avere una buona autostima. Un senso stabile del proprio valore riduce proprio la necessità di stabilire continuamente chi sia migliore.
“Se ho autostima non ho bisogno dell'approvazione degli altri.”
Il riconoscimento degli altri rimane importante. La differenza è che una mancata approvazione non deve necessariamente cancellare il nostro senso di valore.
“Prima devo imparare ad amarmi completamente.”
Il rapporto con se stessi non è uno stato perfetto da raggiungere. Possiamo imparare progressivamente a conoscerci, rispettarci e trattarci in modo meno punitivo.
“Accettarmi significa smettere di migliorare.”
È possibile riconoscere il proprio valore e contemporaneamente desiderare di cambiare. Anzi, il cambiamento può essere più autentico quando nasce dalla cura anziché dal disprezzo di sé.
7. Il tuo valore non deve essere dimostrato ogni giorno
Forse una delle fatiche più grandi di un'autostima fragile è questa:
sentirsi continuamente sotto esame.
Devo riuscire.
Devo piacere.
Devo essere scelto.
Devo dimostrare.
Devo evitare di sbagliare.
E ogni giornata rischia di trasformarsi in un nuovo test sul proprio valore.
Un'autostima più equilibrata permette lentamente di uscire da questa logica.
Non significa pensare:
«Vado bene in tutto.»
Significa poter pensare:
«Non devo andare bene in tutto per continuare ad avere valore.»
Puoi essere soddisfatto di te senza essere perfetto.
Puoi ricevere una critica senza sentirti distrutto.
Puoi vedere qualcuno più bravo di te senza diventare improvvisamente meno importante.
Puoi fallire qualcosa senza considerare te stesso un fallimento.
Forse l'autostima comincia proprio quando smettiamo di domandarci continuamente:
«Quanto valgo?»
e iniziamo a chiederci:
«Come posso conoscere, rispettare e prendermi cura della persona che sono?»
Se senti che il tuo valore dipende continuamente dallo sguardo degli altri
Quando autostima, confronto, paura del giudizio, perfezionismo o bisogno di conferme condizionano profondamente il modo di vivere le relazioni e le proprie scelte, può essere utile comprenderne il significato.
Un percorso psicologico può offrire uno spazio nel quale esplorare come si è costruita l'immagine che hai di te, quali esperienze continuano a influenzarla e come sviluppare un senso del tuo valore più stabile, realistico e personale.
Se ti riconosci in alcune di queste esperienze, puoi contattarmi o prenotare un primo colloquio psicologico, in presenza oppure online.