Credere nelle proprie potenzialità: riscoprire le risorse anche quando non riusciamo a vederle

C'è un aspetto della psicologia che continua ad appassionarmi profondamente: la possibilità di scoprire quanto una persona possa essere più ricca, complessa e capace rispetto all'immagine che, in alcuni momenti della vita, ha costruito di sé stessa.

Mi affascina osservare come, dietro un'insicurezza, una difficoltà o un periodo di sofferenza, possano esserci qualità, desideri e risorse che la persona fatica a riconoscere.

È una delle ragioni per cui amo il mio lavoro di psicologo e psicoterapeuta.

Ma è anche qualcosa che sento profondamente vicino al mio modo di essere.

Sono una persona ottimista, appassionata e curiosa. Mi piace costruire, mettermi in gioco e guardare alle esperienze cercando di comprendere non soltanto ciò che non funziona, ma anche ciò che può essere sviluppato.

Credo nelle persone.

Non perché pensi che tutti possano raggiungere qualsiasi obiettivo o superare ogni difficoltà semplicemente desiderandolo.

Credo nelle persone perché considero importante non ridurre nessuno ai propri limiti, ai propri errori o alle esperienze dolorose che ha attraversato.

Una difficoltà può raccontare qualcosa della nostra vita, ma non racconta necessariamente tutto ciò che siamo.

E penso che imparare a riconoscere questa differenza possa rappresentare un passaggio fondamentale nella crescita personale.

Perché a volte facciamo fatica a credere in noi stessi?

Ci sono momenti nei quali possiamo sentirci particolarmente insicuri.

Dubitiamo delle nostre capacità, temiamo il giudizio degli altri oppure abbiamo la sensazione di non essere abbastanza preparati, interessanti o competenti.

A volte queste sensazioni emergono in situazioni specifiche.

Possiamo sentirci sicuri nel lavoro, ma insicuri nelle relazioni affettive.

Possiamo affrontare con determinazione alcune difficoltà e sentirci completamente bloccati davanti ad altre.

In altri casi, invece, la sfiducia diventa più generalizzata e finisce per influenzare numerosi aspetti della nostra vita.

Possiamo iniziare a pensare che gli errori confermino la nostra incapacità, che i successi siano dovuti soltanto alla fortuna oppure che gli altri possiedano qualità che a noi mancano.

Dal punto di vista psicologico, la fiducia in sé stessi è influenzata da molteplici fattori.

Le esperienze vissute, le relazioni significative, il modo in cui siamo stati riconosciuti, le aspettative personali e le interpretazioni che attribuiamo ai nostri risultati possono contribuire a costruire l'immagine che abbiamo di noi.

Non esiste una spiegazione unica.

Ed è proprio questo che considero importante.

Quando una persona fatica a credere in sé stessa, non penso che sia sufficiente incoraggiarla a essere più sicura.

Mi interessa comprendere che cosa renda così difficile riconoscere il proprio valore.

L'immagine che abbiamo di noi non coincide sempre con ciò che siamo

Una delle cose che trovo più interessanti è la distanza che può esistere tra le capacità effettive di una persona e il modo in cui quella persona le percepisce.

Possiamo possedere competenze, qualità e risorse che fatichiamo a riconoscere.

Oppure possiamo attribuire un peso eccessivo ad alcune difficoltà, fino a considerarle caratteristiche definitive della nostra identità.

Pensiamo a una persona che, dopo un insuccesso, conclude di non essere capace.

Oppure a qualcuno che riceve apprezzamenti sinceri, ma tende a considerarli poco importanti.

In queste situazioni non è necessariamente la mancanza di risorse a rappresentare il problema.

Può essere il modo in cui la persona interpreta sé stessa e le proprie esperienze.

Dal punto di vista psicodinamico, queste rappresentazioni possono essere collegate alla storia personale e alle relazioni significative.

Le esperienze attraverso le quali siamo stati riconosciuti, criticati, incoraggiati o svalutati possono contribuire a influenzare il modo in cui valutiamo noi stessi.

Ma la nostra immagine personale non è immutabile.

Nuove esperienze, relazioni significative e percorsi di consapevolezza possono aiutarci a sviluppare una visione più articolata e realistica di chi siamo.

Credere in sé stessi non significa convincersi di non avere limiti, ma imparare a riconoscere anche le proprie capacità, senza lasciare che le difficoltà definiscano interamente la nostra identità.

Autostima e autoefficacia: due dimensioni importanti della fiducia personale

Quando parliamo di fiducia in sé stessi, spesso utilizziamo il termine autostima.

Ma credo che sia utile distinguere due dimensioni psicologiche strettamente collegate, pur non essendo identiche: l'autostima e l'autoefficacia.

L'autostima riguarda la valutazione complessiva che abbiamo del nostro valore personale.

L'autoefficacia, invece, riguarda la convinzione di poter organizzare e mettere in atto i comportamenti necessari per affrontare una determinata situazione.

Possiamo, per esempio, avere una buona considerazione di noi stessi e sentirci poco efficaci in un'attività che non conosciamo.

Oppure possiamo essere molto competenti in un ambito professionale, ma continuare a vivere una profonda insicurezza rispetto al nostro valore personale.

Questa distinzione mi interessa perché permette di comprendere quanto la fiducia in sé stessi sia un'esperienza complessa.

Non basta ripetersi di essere capaci.

A volte è necessario costruire esperienze concrete attraverso le quali possiamo riconoscere le nostre competenze.

Altre volte, invece, occorre lavorare sul significato che attribuiamo ai risultati, agli errori e al giudizio degli altri.

Nel mio modo di intendere la psicoterapia considero importanti entrambe queste dimensioni.

Mi interessa aiutare la persona a sviluppare nuove capacità, ma anche comprendere perché, in alcune situazioni, fatichi a riconoscere quelle che già possiede.

La paura di sbagliare può impedirci di scoprire ciò che sappiamo fare

Una delle difficoltà che possono limitare l'espressione delle nostre potenzialità è la paura di sbagliare.

A volte desideriamo iniziare qualcosa di nuovo, affrontare un cambiamento o metterci alla prova, ma ci blocchiamo perché temiamo di non essere abbastanza capaci.

Possiamo aspettare di sentirci completamente pronti.

Cercare continue rassicurazioni.

Rimandare una decisione.

Oppure rinunciare ancora prima di aver provato.

Il problema è che, evitando continuamente le situazioni nelle quali potremmo sbagliare, riduciamo anche le occasioni di scoprire ciò che siamo in grado di affrontare.

Personalmente mi piace mettermi in gioco.

Quando qualcosa mi appassiona, sento il desiderio di approfondirla, sperimentare e costruire.

Naturalmente, questo non significa non avere dubbi o non commettere errori.

Significa considerare la possibilità di sbagliare come parte dell'esperienza, senza trasformarla necessariamente in una dimostrazione di incapacità.

Credo che questa prospettiva sia importante anche nella crescita personale.

Possiamo imparare a distinguere tra il risultato di un comportamento e il valore complessivo della nostra persona.

Un errore può indicarci che qualcosa deve essere modificato.

Non significa necessariamente che siamo sbagliati.

Un insuccesso può aiutarci a riconoscere un limite.

Non implica che non possediamo altre possibilità.

A volte, per scoprire ciò che siamo capaci di fare, dobbiamo concederci il diritto di non riuscirci immediatamente.

Le nostre potenzialità possono rimanere nascoste dietro le difficoltà

Ci sono periodi nei quali la sofferenza emotiva occupa gran parte delle nostre energie.

Quando viviamo ansia, tristezza, insicurezza o difficoltà relazionali, possiamo avere meno possibilità di utilizzare risorse che in altri momenti riuscivamo a esprimere con maggiore naturalezza.

Una persona abitualmente socievole può iniziare a isolarsi.

Qualcuno che si è sempre considerato determinato può sentirsi improvvisamente incapace di prendere decisioni.

Una persona creativa può attraversare un periodo nel quale fatica a trovare entusiasmo.

In questi momenti possiamo convincerci di aver perso definitivamente alcune qualità.

Ma non sempre è così.

A volte le risorse non sono scomparse.

Possono essere diventate più difficili da utilizzare a causa della sofferenza, dello stress o delle condizioni che stiamo attraversando.

È una distinzione che considero particolarmente importante.

Perché permette di non identificare completamente la persona con il suo stato emotivo attuale.

Nel mio lavoro mi interessa comprendere la difficoltà, ma anche riconoscere quali aspetti della persona possano essere sostenuti, recuperati o sviluppati.

Non per ignorare la sofferenza.

Ma per evitare che diventi l'unico elemento attraverso il quale la persona guarda sé stessa.

La fiducia negli altri non significa sostituirsi a loro

Sono una persona affettuosa, calorosa e coinvolgente.

Mi piace incoraggiare, sostenere e mostrare partecipazione quando qualcuno sta attraversando una situazione difficile.

Ma credo che aiutare una persona non significhi necessariamente risolvere i problemi al suo posto.

Anzi, a volte il desiderio di essere utili può portarci a intervenire troppo rapidamente.

Possiamo offrire soluzioni prima ancora di aver ascoltato.

Prendere decisioni per l'altro.

Oppure cercare di proteggerlo da qualsiasi difficoltà.

Sono comportamenti che possono nascere da intenzioni positive, ma che rischiano di limitare le occasioni attraverso le quali una persona può sperimentare le proprie capacità.

Per me sostenere qualcuno significa anche avere fiducia nella sua possibilità di affrontare ciò che vive, rispettando i suoi tempi e riconoscendo quando ha realmente bisogno di aiuto.

Non sempre è semplice trovare questo equilibrio.

A volte la vicinanza richiede un intervento concreto.

Altre volte richiede la capacità di restare presenti senza sostituirsi.

Credo che una relazione di sostegno autentica debba cercare di favorire l'autonomia, non la dipendenza.

Avere fiducia in una persona significa anche riconoscere il suo diritto di provare, sbagliare, imparare e costruire le proprie risposte.

È una convinzione che accompagna profondamente anche il mio modo di fare psicoterapia.

Guardarsi dentro per riconoscere le proprie risorse

Quando parliamo di introspezione, spesso pensiamo soprattutto alla necessità di comprendere le difficoltà.

Ci interroghiamo sulle nostre paure, sui comportamenti che vorremmo modificare e sulle esperienze che continuano a provocarci sofferenza.

Ma credo che la conoscenza di sé debba comprendere anche un'altra dimensione.

La capacità di riconoscere ciò che funziona.

Quali qualità ci hanno aiutato ad affrontare momenti complicati?

Quali capacità utilizziamo con naturalezza?

Quali interessi ci fanno sentire coinvolti?

In quali situazioni riusciamo a esprimere aspetti di noi che apprezziamo?

A volte siamo così abituati a concentrarci su ciò che non va da considerare scontate le nostre risorse.

Possiamo riconoscere immediatamente un errore e dimenticare i numerosi momenti nei quali abbiamo affrontato una difficoltà con responsabilità.

Possiamo soffermarci su una critica e attribuire poca importanza agli apprezzamenti ricevuti.

Oppure possiamo confrontarci continuamente con persone che consideriamo migliori di noi, perdendo di vista il nostro percorso.

Personalmente credo che conoscersi significhi sviluppare uno sguardo sufficientemente ampio da comprendere sia le fragilità sia le potenzialità.

Non mi interessa un'immagine idealizzata della persona.

Mi interessa una conoscenza più autentica.

Perché possiamo crescere soltanto se riusciamo a riconoscere ciò che desideriamo modificare, ma anche ciò su cui possiamo fare affidamento.

Il cambiamento nasce anche dalla possibilità di fare nuove esperienze

Comprendere sé stessi è importante, ma non sempre è sufficiente per modificare un comportamento.

Possiamo riconoscere di avere paura del giudizio degli altri e continuare a evitare le situazioni nelle quali ci sentiamo osservati.

Possiamo comprendere di essere eccessivamente autocritici e continuare a svalutare ogni risultato.

Possiamo sapere di possedere determinate capacità e non riuscire comunque a utilizzarle.

Per questo considero importante che la conoscenza di sé possa accompagnarsi anche a nuove esperienze.

A volte il cambiamento richiede di sperimentare comportamenti differenti, affrontare gradualmente situazioni evitate oppure imparare a tollerare emozioni che prima cercavamo di eliminare.

Non significa forzarsi o pretendere risultati immediati.

Significa costruire, progressivamente, occasioni nelle quali possiamo scoprire modalità differenti di rapportarci a noi stessi e agli altri.

Nel mio approccio psicoterapeutico integrato, questa dimensione può essere sostenuta attraverso strumenti provenienti da differenti orientamenti.

L'ACT, per esempio, attribuisce particolare importanza alla possibilità di agire in direzione dei propri valori anche in presenza di pensieri ed emozioni difficili.

La DBT offre strumenti per sviluppare regolazione emotiva, tolleranza della sofferenza ed efficacia interpersonale.

La Schema Therapy permette di esplorare schemi e modalità di funzionamento che possono limitare l'espressione dei propri bisogni e delle proprie risorse.

La mindfulness può favorire una maggiore consapevolezza delle esperienze interne, aiutandoci a riconoscere pensieri ed emozioni senza identificarci completamente con essi.

Questi strumenti non sostituiscono la comprensione profonda della persona.

Possono integrarla, quando appropriati, all'interno di un percorso costruito sui suoi bisogni.

Non dobbiamo diventare qualcun altro per crescere

Una delle idee che sento più vicine al mio modo di intendere la psicoterapia è che il cambiamento non debba necessariamente coincidere con il diventare una persona completamente diversa.

A volte pensiamo che, per stare meglio, dovremmo eliminare alcune caratteristiche del nostro carattere.

Vorremmo essere meno sensibili, meno emotivi, meno prudenti oppure più sicuri, più determinati e più indipendenti.

Ma non sempre il problema riguarda la presenza di una determinata caratteristica.

A volte riguarda il modo rigido attraverso il quale la esprimiamo.

Una persona sensibile può imparare a riconoscere le proprie emozioni senza esserne sopraffatta.

Una persona prudente può sviluppare la capacità di affrontare situazioni nuove senza rinunciare alla propria attenzione.

Una persona affettuosa può imparare a esprimere vicinanza mantenendo confini adeguati.

Una persona determinata può sviluppare maggiore flessibilità quando le circostanze richiedono di modificare una scelta.

Mi piace questa prospettiva perché valorizza l'unicità.

Non credo che esista un modello ideale di personalità al quale tutti dovremmo somigliare.

Credo che ciascuno possa sviluppare un modo più consapevole, equilibrato e flessibile di esprimere ciò che è.

Crescere non significa cancellare la propria identità, ma ampliare le possibilità attraverso le quali possiamo viverla.

Il mio modo di lavorare sulle potenzialità della persona

Nel mio studio di psicologia e psicoterapia a Carovigno incontro persone che, per ragioni differenti, possono aver perso fiducia nelle proprie capacità.

Alcune attraversano periodi di ansia, tristezza o insicurezza.

Altre vivono relazioni nelle quali faticano a riconoscere il proprio valore.

Altre ancora si sentono bloccate davanti a scelte importanti oppure continuano a ripetere modalità che provocano sofferenza.

Nel mio lavoro considero fondamentale partire dalla persona e dalla sua esperienza.

Mi interessa comprendere come si percepisce, quali emozioni vive, quali convinzioni ha sviluppato su sé stessa e quali esperienze possono aver contribuito a costruirle.

Il mio orientamento psicodinamico attribuisce particolare attenzione alla storia personale, alle relazioni significative e ai processi emotivi che possono influenzare l'immagine di sé.

Allo stesso tempo, attraverso un approccio integrato, considero importante favorire lo sviluppo di nuove modalità di affrontare le difficoltà.

Non penso che il mio compito sia convincere qualcuno di possedere qualità che non riesce a riconoscere.

Preferisco accompagnarlo a esplorare la propria esperienza, individuare risorse concrete e costruire occasioni nelle quali possa sperimentare capacità differenti.

La fiducia, per me, non deve trasformarsi in una promessa di cambiamento.

Deve diventare una disposizione a riconoscere possibilità realistiche, rispettando i limiti, i tempi e le caratteristiche della persona.

Ed è proprio questo che continua ad appassionarmi.

La possibilità di accompagnare qualcuno non soltanto nella comprensione della propria sofferenza, ma anche nella scoperta di aspetti di sé che erano rimasti in secondo piano.

Credere nelle persone anche quando attraversano momenti difficili

Ci sono momenti nei quali possiamo perdere completamente di vista ciò che siamo.

Un'esperienza dolorosa, un fallimento, una relazione difficile o un periodo di sofferenza possono modificare profondamente il modo in cui ci percepiamo.

Possiamo sentirci meno capaci, meno interessanti o meno meritevoli di ciò che desideriamo.

In queste situazioni credo sia importante non ridurre la persona al momento che sta attraversando.

La sofferenza merita ascolto, attenzione e comprensione.

Ma non dovrebbe cancellare automaticamente il riconoscimento delle risorse personali.

È una convinzione che sento profondamente mia.

Mi piace pensare che ciascuno possa continuare a costruire qualcosa di significativo, anche quando deve fare i conti con limiti, difficoltà o cambiamenti indesiderati.

Non sempre questo significa raggiungere l'obiettivo iniziale.

A volte significa modificare le proprie aspettative.

Altre volte riconoscere un bisogno che era rimasto trascurato.

Oppure imparare a vivere con maggiore serenità una caratteristica di sé che prima veniva considerata soltanto un difetto.

Per me la crescita personale non consiste nel raggiungere un ideale astratto di perfezione.

Consiste nello sviluppare una relazione più consapevole con sé stessi e con le proprie possibilità.

La fiducia è una parte importante del mio modo di essere

Se dovessi raccontare ciò che più mi entusiasma del mio lavoro, parlerei proprio della possibilità di riconoscere le potenzialità delle persone.

Mi piace ascoltare le loro storie, comprendere le difficoltà e cercare di individuare ciò che può favorire un cambiamento.

Sono una persona calorosa, diretta e coinvolgente.

Mi piace incoraggiare, confrontarmi sinceramente e accompagnare gli altri a osservare le situazioni anche da prospettive differenti.

Ma credo che il valore più importante sia la fiducia.

La fiducia nella possibilità di conoscersi.

Di riconoscere le proprie fragilità senza esserne completamente definiti.

Di sviluppare nuove capacità.

Di costruire relazioni più autentiche.

E di vivere con maggiore libertà, consapevolezza e passione.

Non penso che tutti debbano diventare persone straordinarie.

Credo che ognuno meriti la possibilità di riconoscere il proprio valore e di esprimere, per quanto possibile, ciò che lo rende unico.

Perché, a volte, la difficoltà più grande non è non avere risorse, ma aver smesso di riconoscere quelle che possediamo.

E se c'è qualcosa che continuerà ad appassionarmi della psicologia, è proprio la possibilità di accompagnare le persone in questa scoperta.

Con rispetto, curiosità, ottimismo e, naturalmente, anche con un sorriso.

Dott. Eugenio Uggenti

Psicologo e Psicoterapeuta a Carovigno (Brindisi)

Nel mio studio a Carovigno e attraverso percorsi online, quando appropriati, accompagno le persone nella comprensione delle proprie difficoltà emotive e relazionali, valorizzando consapevolezza, risorse personali e possibilità di cambiamento.

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