L’invidia: riconoscere nell’altro ciò che desideriamo per noi

Ci sono emozioni che riusciamo ad ammettere facilmente. Possiamo dire di essere tristi, arrabbiati, preoccupati o delusi.

Con l’invidia è spesso più difficile.

Dire “questa persona ha qualcosa che vorrei anch’io” può metterci a contatto con una parte vulnerabile di noi: quella che si confronta, che teme di essere rimasta indietro o che sente di non possedere qualcosa che riconosce nell’altro.

Nel mio lavoro clinico considero interessante proprio questo aspetto: dietro l’invidia può nascondersi un desiderio.

E comprendere quel desiderio può essere molto più utile che giudicare l’emozione.

Quando ciò che vediamo nell’altro ci riguarda

L’invidia può comparire davanti alla sicurezza di qualcuno, alla sua capacità di costruire relazioni, al riconoscimento che riceve, alla sua autonomia, ai risultati raggiunti o semplicemente a un modo di essere che vorremmo avere anche noi.

Il pensiero può essere:

“Perché lui sì e io no?”

Da qui possono nascere irritazione, senso di inferiorità, competizione e impulso a criticare.

A volte cerchiamo perfino un difetto nell’altro per ridimensionare ciò che ci ha colpito:

“Sì, però…”
“Non è poi così bravo.”
“Non se lo merita.”

Svalutare l’altro può darci momentaneamente sollievo, perché riduce la distanza che percepiamo tra noi e lui.

Ma non modifica ciò che sentiamo di desiderare.

«Se lui vale, allora io valgo meno»

Dietro alcune forme di invidia può esserci una convinzione implicita:

il valore dell’altro diminuisce il mio.

Se qualcuno riesce, io sto fallendo.
Se viene apprezzato, io sono meno importante.
Se possiede una capacità che non ho, allora sono inferiore.

Ma il valore non funziona necessariamente in questo modo.

Il risultato raggiunto da un’altra persona non è automaticamente un giudizio sul nostro percorso.

Possiamo essere in momenti diversi, avere risorse differenti, tempi differenti e fragilità differenti.

Riconoscere il valore dell’altro non significa perdere il nostro.

Cosa sto realmente invidiando?

Quando avvertiamo invidia, invece di combatterla immediatamente possiamo provare a farci una domanda:

“Che cosa riconosco in questa persona che vorrei avere anch’io?”

Forse non desideriamo realmente essere quella persona.

Forse desideriamo la sua sicurezza.

La capacità di dire ciò che pensa.

Una relazione che sembra stabile.

La libertà con cui affronta determinate situazioni.

Il riconoscimento che riceve.

La capacità di portare avanti un progetto.

In questo senso l’invidia può diventare una sorta di bussola: ci indica qualcosa verso cui siamo emotivamente orientati.

Dalla svalutazione all’identificazione

C’è una trasformazione che considero particolarmente importante.

Possiamo passare da:

“Perché lui sì?”

a:

“Che cosa posso imparare da lui?”

La persona che inizialmente percepivamo come un rivale può diventare qualcuno da osservare, non per copiarlo, ma per comprendere quali capacità abbia sviluppato.

Possiamo persino chiedere:

“Come sei riuscito a fare questa cosa?”

“Come fai a mantenere la calma in quella situazione?”

“Cosa ti ha aiutato?”

È un cambiamento profondo: invece di avere bisogno di abbassare l’altro per sentirci più in alto, possiamo riconoscere ciò che apprezziamo e utilizzarlo per crescere.

Non dobbiamo vergognarci di ciò che sentiamo

Provare invidia è umano.

Riconoscerla non significa essere persone cattive, egoiste o incapaci di essere felici per gli altri.

Il punto importante è cosa scegliamo di fare con quell’emozione.

Possiamo trasformarla in critica, provocazione e svalutazione.

Oppure possiamo ascoltarla.

“Mi dà fastidio vedere questa cosa perché anch’io la desidero.”

Già riuscire a formulare questo pensiero cambia qualcosa: l’attenzione non è più concentrata sull’altro da diminuire, ma su di noi e su ciò che desideriamo costruire.

Trasformare l’invidia in motivazione

Immaginiamo che una persona raggiunga un risultato che desideravamo anche noi.

La prima reazione potrebbe essere:

“Non se lo merita.”

Possiamo però fermarci e riconoscere:

“Mi dà fastidio perché anch’io vorrei arrivare lì.”

A quel punto possiamo chiederci:

“Cosa sta facendo questa persona che potrebbe essere utile anche a me?”

L’emozione non scompare necessariamente. Ma cambia la direzione che le diamo.

L’invidia può così trasformarsi progressivamente in motivazione, identificazione e crescita personale.

Il valore dell’altro non toglie spazio al nostro

Forse uno dei passaggi più difficili consiste proprio nell'imparare ad apprezzare qualcosa nell’altro senza viverlo automaticamente come una minaccia.

Possiamo riconoscere:

“Questa persona possiede qualcosa che ammiro e che vorrei sviluppare anch’io.”

Non abbiamo bisogno di diventare come lei.

Possiamo però utilizzare ciò che ci colpisce per conoscere meglio noi stessi.

Per questo, quando compare l’invidia, invece di fermarci a “Perché lui sì?”, potremmo provare a chiederci:

“Cosa mi sta mostrando questa emozione di ciò che desidero per me?”

E poi fare un passo ulteriore:

“Quale piccola cosa posso iniziare a costruire anch’io?”

Forse è proprio qui che il confronto smette di essere una gara e può diventare un’occasione di crescita.

Se ti accorgi che il confronto con gli altri genera frequentemente senso di inferiorità, autosvalutazione, competizione o difficoltà nelle relazioni, un percorso psicologico può aiutarti a comprendere cosa viene attivato dentro di te e a costruire un rapporto più equilibrato con il tuo valore e con quello degli altri.

Dott. Eugenio Uggenti – Psicologo e Psicoterapeuta
📍 Carovigno (BR) | Colloqui anche online
🌐 eugeniouggenti.it

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