Perché amo la psicologia: comprendere le persone oltre le apparenze
C'è qualcosa che continua ad affascinarmi profondamente delle persone: il fatto che ognuna custodisca un mondo tutto suo, fatto di esperienze, emozioni, desideri, paure, contraddizioni e possibilità.
Mi è sempre piaciuto osservare, ascoltare, fare domande e cercare di comprendere ciò che si nasconde dietro un comportamento, una reazione o un modo di relazionarsi.
Non tanto per trovare una spiegazione a tutto, quanto per avvicinarmi alla complessità dell'essere umano.
È proprio questa curiosità che alimenta la mia passione per la psicologia e che continua ad accompagnarmi nel lavoro di psicologo e psicoterapeuta.
Perché, anche quando due persone vivono una situazione apparentemente identica, possono attribuirle significati completamente differenti.
Ed è proprio questa unicità che trovo straordinaria.
Ogni persona è molto più di quello che mostra
Nella vita quotidiana siamo abituati a osservare gli altri attraverso ciò che fanno e ciò che dicono.
Una persona può sembrarci sicura, un'altra distante, un'altra ancora particolarmente sensibile o bisognosa di attenzioni.
Ma quanto conosciamo davvero di ciò che si trova dietro questi modi di essere?
Una persona che appare molto sicura potrebbe aver imparato a non mostrare le proprie fragilità. Chi tende a mantenere le distanze potrebbe desiderare profondamente una relazione, ma avere paura di essere ferito. Chi cerca continuamente conferme potrebbe aver sviluppato la convinzione di non essere abbastanza.
Naturalmente, non esiste una spiegazione valida per tutti. Ed è proprio questo il punto.
Mi piace pensare che, prima di interpretare il comportamento di qualcuno, dovremmo concederci il tempo di conoscerlo.
Perché ciò che vediamo rappresenta soltanto una parte della sua esperienza.
Questa attenzione mi accompagna anche nella vita personale. Mi piace ascoltare le persone, confrontarmi con loro e cercare di comprendere punti di vista differenti dal mio.
Non significa essere sempre d'accordo. Anzi, apprezzo molto il confronto sincero, anche quando emergono opinioni diverse.
Credo però che comprendere sia qualcosa di profondamente diverso dal giudicare.
Comprendere sé stessi: un viaggio che non finisce mai
La curiosità verso gli altri, per me, è strettamente collegata alla capacità di guardarsi dentro.
Non credo sia possibile interessarsi davvero alla complessità dell'essere umano senza riconoscere che anche noi siamo fatti di aspetti differenti, a volte persino contraddittori.
Possiamo essere persone affettuose e, in alcune situazioni, avere difficoltà a mostrare ciò che proviamo.
Possiamo desiderare autonomia e, contemporaneamente, sentire il bisogno di essere rassicurati.
Possiamo considerarci sicuri di noi stessi e scoprire che alcune esperienze riescono a far emergere insicurezze che pensavamo di aver superato.
A me interessa molto questa dimensione.
Mi piace riflettere sulle mie reazioni, cercare di comprendere che cosa mi abbia fatto arrabbiare, ferire o preoccupare, e interrogarmi sul significato che una determinata situazione ha assunto per me.
Non sempre è piacevole.
A volte guardarsi dentro significa riconoscere di aver sbagliato, di essere stati impulsivi o di aver reagito sulla base di una paura.
Ma considero questa capacità una risorsa fondamentale.
Comprendersi non significa giustificare tutto ciò che facciamo, ma riconoscere ciò che ci appartiene per poter scegliere, quando possibile, di agire diversamente.
E credo che questo processo richieda sincerità, sensibilità e anche una buona dose di coraggio.
Dietro ogni comportamento può esserci una storia
Uno degli aspetti che maggiormente mi appassiona della psicologia è il legame tra le esperienze che abbiamo vissuto e il modo in cui interpretiamo ciò che ci accade nel presente.
La nostra storia non determina rigidamente chi siamo, ma può influenzare il modo in cui percepiamo noi stessi, gli altri e le relazioni.
Pensiamo, per esempio, a una persona che vive con grande difficoltà le critiche.
Una semplice osservazione potrebbe essere percepita come una conferma di non valere abbastanza.
Oppure pensiamo a qualcuno che fatica a fidarsi, anche quando si trova davanti a persone disponibili e affettuose.
In entrambi i casi, limitarsi a osservare il comportamento rischia di farci perdere qualcosa di importante.
Che significato assume quella critica? Quali emozioni si attivano? Quali esperienze possono aver contribuito a costruire quel modo di reagire?
Sono domande che permettono di avvicinarsi alla persona con uno sguardo più ampio.
Nel mio orientamento psicodinamico, questa ricerca di significato occupa uno spazio centrale.
Non si tratta di attribuire necessariamente ogni difficoltà al passato, ma di esplorare come esperienze, emozioni, bisogni e modalità relazionali possano intrecciarsi nel presente.
Perché spesso, comprendendo meglio ciò che viviamo, possiamo iniziare a riconoscere possibilità che prima non riuscivamo a vedere.
La mia passione non riguarda soltanto le difficoltà, ma soprattutto le potenzialità
Se c'è un aspetto della psicologia che continua a entusiasmarmi è la possibilità di scoprire le risorse delle persone.
Quando qualcuno attraversa un momento difficile, può arrivare a vedere sé stesso quasi esclusivamente attraverso ciò che non funziona.
L'ansia, la tristezza, l'insicurezza o una relazione complicata possono diventare così presenti da occupare gran parte dell'immagine che una persona ha di sé.
A volte si finisce per pensare: «Sono fatto così», «Non cambierò mai», «Non sono capace».
Io credo che sia importante non fermarsi a queste convinzioni.
Non perché il cambiamento sia sempre semplice o perché basti volerlo per ottenere ciò che desideriamo.
Ma perché nessuna persona coincide completamente con la propria sofferenza.
Ognuno possiede una storia, delle qualità, delle capacità e delle possibilità di sviluppo.
Alcune sono già riconoscibili. Altre possono essere rimaste in secondo piano, magari perché le esperienze vissute hanno portato a concentrarsi soprattutto sulle proprie fragilità.
Nel mio lavoro mi appassiona accompagnare le persone anche in questa scoperta.
Non soltanto comprendere che cosa le fa soffrire, ma aiutarle a riconoscere ciò che può permettere loro di vivere con maggiore libertà e soddisfazione.
È una dimensione che sento profondamente vicina al mio modo di essere.
Sono una persona ottimista e mi piace guardare avanti, immaginare possibilità, costruire progetti e investire con passione nelle cose in cui credo.
Ma il mio ottimismo non consiste nel negare i problemi.
Consiste nel riconoscerli senza considerarli necessariamente l'ultima parola sulla nostra vita.
Comprendere non significa trovare sempre una risposta immediata
Viviamo in un tempo nel quale spesso cerchiamo risposte rapide.
Vogliamo sapere perché stiamo male, come eliminare un'emozione spiacevole, come smettere di pensare a qualcosa o come modificare un comportamento.
Comprendo questo desiderio. Quando soffriamo, è naturale voler stare meglio il prima possibile.
Eppure, una delle cose che la psicologia mi ha insegnato è che non sempre la comprensione arriva attraverso una risposta immediata.
A volte richiede tempo, ascolto e disponibilità a tollerare ciò che ancora non sappiamo.
Possiamo scoprire che dietro una rabbia apparentemente improvvisa esiste una delusione che non siamo riusciti a esprimere.
Oppure che il bisogno continuo di essere rassicurati nasconde la paura di non essere abbastanza importanti per qualcuno.
In altre situazioni possiamo riconoscere che un comportamento, pur creando difficoltà nel presente, ha rappresentato in passato un modo per proteggerci.
Queste comprensioni non risolvono automaticamente ogni problema, ma possono cambiare il rapporto che abbiamo con noi stessi.
Ci permettono di osservare le nostre esperienze con maggiore profondità e, progressivamente, di sviluppare risposte differenti.
Per questo considero importante non avere fretta di etichettare ciò che una persona vive.
Prima di tutto, desidero comprenderlo.
Il mio modo di fare psicoterapia nasce anche da questa curiosità
Nel mio studio di psicologia e psicoterapia a Carovigno incontro persone con storie, sensibilità e bisogni differenti.
Alcune arrivano perché stanno attraversando un periodo di ansia o tristezza. Altre vivono difficoltà relazionali, momenti di cambiamento oppure sentono il desiderio di conoscersi più profondamente.
Ogni volta considero importante non fermarmi soltanto al motivo che ha portato la persona a chiedere aiuto.
Mi interessa comprendere come vive quella difficoltà, quali emozioni prova, quali significati attribuisce alle proprie esperienze e quali risorse possono essere valorizzate.
Il mio approccio è psicodinamico integrato.
Questo significa che attribuisco grande importanza alla storia personale, alle dinamiche emotive e relazionali, ai processi di cui non siamo sempre pienamente consapevoli e al significato soggettivo delle esperienze.
Allo stesso tempo, quando appropriato, integro strumenti provenienti da differenti orientamenti psicoterapeutici per favorire consapevolezza, regolazione emotiva e cambiamento.
Non considero le tecniche un punto di partenza uguale per tutti.
Preferisco partire dalla persona.
Dal suo modo di pensare, emozionarsi, comportarsi e relazionarsi.
Dalle sue difficoltà, ma anche dai suoi desideri e dalle sue potenzialità.
E soprattutto dalla relazione terapeutica, che considero uno spazio importante di ascolto, comprensione e lavoro condiviso.
La fiducia nelle persone è ciò che continua a motivarmi
C'è una cosa che desidero trasmettere attraverso il mio lavoro: la fiducia nell'essere umano.
Non una fiducia ingenua, secondo la quale tutto sia possibile o ogni difficoltà possa essere superata facilmente.
Ma una fiducia concreta nella capacità delle persone di conoscersi, sviluppare nuove risorse e costruire modi differenti di affrontare la propria esperienza.
Credo che ognuno di noi possa attraversare momenti nei quali perde di vista le proprie qualità.
Possiamo sentirci bloccati, insicuri, confusi o incapaci di trovare una direzione.
In questi momenti, avere uno spazio nel quale osservare sé stessi senza essere giudicati può aiutarci a recuperare una prospettiva più ampia.
Mi piace pensare alla psicoterapia come a un percorso nel quale non si cerca di trasformare la persona in qualcun altro, ma di accompagnarla verso una maggiore conoscenza e libertà di espressione.
E trovo particolarmente significativo quando una persona comincia a riconoscere qualcosa di sé che prima non riusciva a vedere.
Una capacità, un bisogno, un desiderio, un'emozione o semplicemente una possibilità differente.
È anche per questo che amo profondamente la psicologia.
Perché continuo a scegliere questo lavoro con passione
La psicologia, per me, non è soltanto una professione.
È un modo di osservare l'essere umano, di interrogarmi sulle relazioni e di cercare di comprendere la complessità delle nostre esperienze.
Mi piace il confronto, mi piace ascoltare, mi piace essere diretto quando serve e credo nel valore del calore umano.
Porto queste caratteristiche anche nel mio lavoro, mantenendo sempre l'attenzione ai confini e alla responsabilità della relazione terapeutica.
Non penso di avere tutte le risposte, né considero il mio compito quello di indicare alle persone come dovrebbero vivere.
Mi interessa piuttosto accompagnarle a scoprire le proprie risposte, a riconoscere ciò che le condiziona e a sviluppare maggiore consapevolezza delle proprie possibilità.
Perché credo che la comprensione sia importante, ma che diventi ancora più preziosa quando ci permette di vivere in modo diverso.
Se dovessi riassumere la mia passione per la psicologia in una frase, direi che amo comprendere ciò che rende ogni persona unica e accompagnarla a riconoscere le possibilità che porta dentro di sé.
Con curiosità, rispetto, ottimismo e passione.
E, quando possibile, anche con un sorriso.
Dott. Eugenio Uggenti
Psicologo e Psicoterapeuta a Carovigno (Brindisi)
Nel mio studio a Carovigno e attraverso i percorsi online, quando appropriati, accompagno le persone nella comprensione delle proprie difficoltà emotive, relazionali e personali, valorizzandone le risorse e le potenzialità.