Il senso di colpa: dalla punizione alla riparazione
Ci sono errori che riusciamo, con il tempo, a collocare nel passato. Altri, invece, continuano ad accompagnarci.
Ripensiamo a una persona che abbiamo ferito, a una scelta che avremmo voluto fare diversamente, a qualcosa che abbiamo perso o compromesso. E dentro possono comparire pensieri come:
“Come ho potuto farlo?”
“Non merito di stare bene.”
“Dopo quello che ho fatto non posso perdonarmi.”
Nel mio lavoro di psicoterapeuta, quando incontro il senso di colpa, considero importante non cercare semplicemente di eliminarlo. Prima provo a comprenderne la funzione.
Perché sentirsi in colpa non è necessariamente qualcosa di negativo.
Il senso di colpa può aiutarci a riconoscere che una nostra azione ha avuto delle conseguenze, che abbiamo ferito qualcuno o che ci siamo comportati in modo distante dai nostri valori.
La difficoltà nasce quando dalla responsabilità passiamo alla condanna.
Quando non pensiamo più:
“Ho fatto qualcosa di sbagliato.”
ma:
“Sono sbagliato.”
E l'errore smette di essere qualcosa che abbiamo commesso per diventare qualcosa che, ai nostri occhi, definisce chi siamo.
Quando il senso di colpa ci aiuta a cambiare
Un senso di colpa sufficientemente sano può avere una funzione importante.
Ci permette di fermarci e chiederci:
“Che cosa è successo?”
“Qual è stata la mia responsabilità?”
“Ho provocato un danno?”
“Posso fare qualcosa per ripararlo?”
In questo caso il senso di colpa non ci chiede di soffrire.
Ci chiede di assumerci la responsabilità.
E responsabilità significa poter guardare ciò che abbiamo fatto senza negarlo, minimizzarlo o attribuirlo completamente agli altri.
Ma significa anche non trasformare quell'errore in una sentenza definitiva sulla nostra persona.
Senso di colpa e vergogna: “Ho sbagliato” non significa “Sono sbagliato”
Senso di colpa e vergogna possono intrecciarsi, ma non sono la stessa esperienza.
Il senso di colpa riguarda maggiormente ciò che abbiamo fatto:
“Ho fatto qualcosa di sbagliato.”
La vergogna tende invece a coinvolgere l'immagine complessiva che abbiamo di noi:
“Sono una persona sbagliata.”
È una differenza apparentemente piccola, ma psicologicamente molto importante.
Se penso di aver sbagliato, posso chiedermi cosa posso imparare, come posso riparare e cosa posso fare diversamente.
Se penso di essere sbagliato, il cambiamento diventa molto più difficile.
Perché non c'è più soltanto un comportamento da modificare.
Sono io stesso a diventare il problema.
Quando il senso di colpa diventa autopunizione
A volte continuiamo a tornare mentalmente sul passato.
Ripercorriamo ciò che abbiamo fatto.
Immaginiamo come sarebbero potute andare le cose.
Pensiamo:
“Avrei dovuto capirlo.”
“Se avessi fatto diversamente…”
“Non potrò mai rimediare.”
Il rimorso può diventare rimuginio e il senso di colpa trasformarsi progressivamente in autopunizione.
Possiamo arrivare a pensare che stare male sia quasi necessario.
Come se soffrire abbastanza potesse compensare ciò che abbiamo fatto.
Ma c'è una domanda che considero importante:
“Questa sofferenza sta producendo un cambiamento oppure mi sta soltanto punendo?”
Perché punirsi e assumersi la responsabilità non sono la stessa cosa.
Punirsi non significa riparare
Possiamo sentirci profondamente in colpa e continuare a ripetere gli stessi comportamenti.
E possiamo, al contrario, smettere progressivamente di punirci continuando ad assumerci pienamente la responsabilità di ciò che abbiamo fatto.
La riparazione guarda al passato, ma prova anche a costruire qualcosa nel presente.
Può significare chiedere scusa.
Riconoscere il dolore provocato senza pretendere immediatamente il perdono.
Mantenere un impegno.
Ricostruire lentamente una fiducia.
Cambiare concretamente un comportamento.
Perché qualche volta la forma più autentica di una richiesta di scuse non è continuare a dire:
“Mi dispiace.”
È riuscire, nel tempo, a dimostrare:
“Sto cercando di non ripetere ciò che ti ha fatto male.”
Di cosa sono realmente responsabile?
Quando il senso di colpa diventa molto intenso, può succedere anche il contrario: iniziamo ad attribuirci responsabilità che non ci appartengono completamente.
Possiamo sentirci responsabili delle emozioni degli altri, delle loro decisioni o di situazioni sulle quali avevamo un controllo molto limitato.
Per questo può essere utile chiedersi:
“Qual è realmente la mia parte?”
Non per sottrarci alle nostre responsabilità.
Ma per delimitarle.
Posso riconoscere ciò che ho fatto senza assumermi automaticamente la responsabilità di tutto ciò che è accaduto.
La responsabilità matura non dice:
“È tutta colpa mia.”
Prova piuttosto a dire:
“Questa parte mi appartiene e posso occuparmene.”
“Devo farmi perdonare tutto”
A volte il senso di colpa ci porta a vivere come se fossimo permanentemente in debito.
Facciamo fatica a dire di no.
Accettiamo qualsiasi richiesta.
Cerchiamo continuamente di compensare.
Pensiamo di non avere più diritto a mettere limiti perché in passato abbiamo sbagliato.
Ma riparare non significa rinunciare ai propri confini.
Possiamo assumerci la responsabilità di ciò che abbiamo fatto e contemporaneamente continuare a essere persone con bisogni, limiti e dignità.
Inoltre, possiamo chiedere perdono.
Non possiamo pretendere di riceverlo.
L'altra persona può aver bisogno di tempo, può mantenere la propria rabbia oppure può scegliere di non ricostruire il rapporto.
Anche accettare questo limite può fare parte della responsabilità.
Quando il passato non può essere riparato
Esistono poi esperienze per le quali non è possibile tornare indietro.
Alcune conseguenze rimangono.
Alcune relazioni finiscono.
Alcune persone potrebbero non essere più raggiungibili.
Alcune occasioni non torneranno.
In questi casi continuare a chiedersi:
“Come posso cancellare ciò che è successo?”
può diventare una domanda senza risposta.
Forse possiamo iniziare a chiederci:
“Come posso utilizzare ciò che è successo per vivere diversamente oggi?”
Non possiamo cambiare ieri.
Possiamo però scegliere che cosa fare oggi di ciò che abbiamo compreso.
A volte la riparazione possibile non consiste nel modificare il passato, ma nel non permettere che quell'esperienza rimanga sterile.
Posso trasformare ciò che ho imparato nel modo in cui tratto le persone oggi.
Nel modo in cui mi assumo le mie responsabilità.
Nel modo in cui affronto le relazioni.
Nel modo in cui scelgo di vivere.
Dal circolo della colpa al cambiamento
Quando il senso di colpa diventa punitivo possiamo entrare in un circolo:
ERRORE → COLPA → AUTOPUNIZIONE → SOFFERENZA → BISOGNO DI FUGGIRE DALLA SOFFERENZA → NUOVE CONSEGUENZE → ALTRA COLPA
Questo meccanismo può diventare particolarmente problematico quando utilizziamo comportamenti impulsivi o altre forme di compensazione per non sentire ciò che proviamo.
Possiamo provare progressivamente a costruire un percorso differente:
ERRORE → RESPONSABILITÀ → RIPARAZIONE → APPRENDIMENTO → CAMBIAMENTO
Il passato rimane lo stesso.
Ciò che cambia è il modo in cui scegliamo di utilizzarlo nel presente.
Perdonarsi non significa assolversi
A volte facciamo fatica persino a pronunciare la parola “perdono” verso noi stessi.
Temiamo che perdonarci significhi minimizzare.
Dimenticare.
Giustificare.
Ma possiamo pensare al perdono di sé in un modo diverso.
Non come:
“Non ho fatto niente di male.”
Ma come:
“Riconosco ciò che ho fatto. Me ne assumo la responsabilità. Cerco di riparare ciò che posso. E non credo che continuare a distruggermi possa cambiare ciò che è successo.”
Possiamo disapprovare profondamente una nostra azione senza trasformare quella disapprovazione nell'odio verso noi stessi.
Una domanda da portare con sé
Se c'è un senso di colpa che continui a portarti dietro, prova a chiederti:
“Mi sta aiutando a cambiare o mi sta soltanto punendo?”
Poi:
“C'è qualcosa che posso ancora riparare concretamente?”
E, se non puoi più farlo:
“Come posso vivere oggi in modo coerente con ciò che questa esperienza mi ha insegnato?”
🌿 Il senso di colpa sano non chiede di soffrire per sempre. Chiede di riconoscere, assumersi la propria responsabilità, riparare quando possibile e imparare dall'esperienza.
Punirsi non ripara il passato.
Cambiare il proprio comportamento può invece dare un significato diverso al presente.
Quando può essere utile la psicoterapia?
Quando il senso di colpa continua a occupare molto spazio, alimenta rimuginio e autosvalutazione, rende difficile concedersi serenità oppure ci porta a vivere come se dovessimo continuamente espiare qualcosa, può essere utile provare a comprenderlo più profondamente.
In psicoterapia possiamo distinguere la responsabilità reale dalla colpa eccessiva, comprendere il bisogno di autopunizione e osservare il modo in cui alcune esperienze del passato continuano a influenzare l'immagine che abbiamo di noi.
L'obiettivo non è cancellare ciò che è accaduto né convincersi che non abbia importanza.
È poter arrivare, progressivamente, a pensare:
“Non posso cambiare ciò che ho fatto ieri. Posso assumermene la responsabilità e scegliere chi voglio essere oggi.”
Ricevo come Psicologo e Psicoterapeuta a Carovigno (BR), facilmente raggiungibile anche da Ostuni, San Vito dei Normanni, San Michele Salentino e Ceglie Messapica. Quando necessario sono disponibili anche colloqui online.
🌿 Se senti di portare con te un senso di colpa che continua a pesare sul presente, puoi contattarmi per un primo colloquio e provare a comprenderlo insieme.